Sir Alex ci mancherà

Nel 150° anniversario della Federazione calcistica inglese Ferguson lascia il calcio dopo trentacinque anni di vittorie con l’Aberdeen e il il Manchester United.Con i Red Devil 13 scudetti in 27 stagioni

sir alex ferguson

Il 2013 per il calcio inglese (e non solo) è un anno molto particolare: il 26 ottobre si celebrerà il 150° anniversario della fondazione della Football Association, la FIGC d’Oltremanica, la più antica federazione calcistica del mondo: quel giorno del 1863, nove club si incontrarono presso il pub Freemason’s Tavern di Londra e fondarono la federazione. Insieme a quella di Scozia, Galles e Nord Irlanda, compone l’IFAB, il board che decide gli eventuali cambiamenti sul gioco del calcio mondiale (le cosiddette London Rules).

Oltre ai festeggiamenti, il calcio inglese quest’anno saluta per sempre (calcisticamente) un’icona del football, non solo inglese: si pensiona dalla panchina Alexander Chapman Ferguson, e proprio nell’anno di questo importante anniversario, la FA perde uno dei suoi maestri. Non sarà facile per il suo sostituto, lo scozzese David Moyes, eguagliarlo visto che negli anni il Manchester United ha vinto il vincibile, tanto che a Ferguson hanno dedicato una statua all’ingresso dello stadio.

Ferguson non aveva iniziato al meglio la sua avventura inglese nel novembre 1986: esordì con una sconfitta e con prestazioni a rischio esonero, ma a partire dal 1990 per il manager dei Diavoli rossi iniziarono anni indimenticabili, che ne hanno fatto il condottiero di una squadra che ha dato spettacolo in Inghilterra, in Europa e nel mondo.

Prima di allenare nel “Theatre of Dream”, guidava l’Aberdeen e nel calcio scozzese interruppe il duopolio Ranger-Celtic. Sotto la sua direzione tre dei quattro titoli complessivi dei “dons” sono finiti in bacheca e a quelli va aggiunta la Coppa delle Coppe , successo dell’11 maggio 1983 sul Real Madrid e a dicembre la Supercoppa europea nel doppio confronto con i campioni d’Europa dell’Amburgo.

È selezionatore della Nazionale della Croce di Sant’Andrea al Mondiale messicano del 1986, ma esce al primo turno. A novembre viene chiamato a sostituire l’esonerato Ron Atkinson a Manchester, sponda United.

La svolta per l’uomo di Govan risale alla stagione 1998/1999, quando conquista il treble Premier League – FA Cup – Champion’s League che consacrò anche il talento del suo figlioccio calcistico, David Beckham: la finale di Barcellona contro il Bayern Monaco rimane un vero capolavoro, con le due reti dei diavoli di Manchester da parte due giocatori appena entrati in campo, Teddy Sheringham e Ole Gunnar Solskjaer al91’ ed al93’.

Dopo trentun’anni, dai tempi di Best e Charlton, la Coppa dei Campioni tornava nella “Greater Manchester”. Quell’anno, dopo aver vinto la Coppa Intercontinentale contro il Palmeiras a Tokio, la Regina Elisabetta lo fregiò del titolo di “sir”: Ferguson alla pari di personaggi mainstream della vita sociale e culturale inglese, lui che ha sempre evitato i riflettori non calcistici.

Alex Ferguson ha lanciato tanti calciatori che hanno fatto la storia del calcio. Oltre al già citato “Spice boy”, il simbolo è Ryan Giggs, arrivato al “teatro dei sogni” proprio l’anno in cui Ferguson vinse il primo trofeo dei suoi quaranta conquistati con i “diavoli rossi”. E come lui ha alzato al cielo il vincibile. Il tecnico scozzese ha fatto da chioccia a diversi calciatori che hanno fatto la storia del ManUtd come Steve Bruce, Mark Hughes, Eric Cantona, i “Calypso boys” Dwight Yorke e Andy Cole, Roy Keane, Paul Scholes ,dando il via alla carriera calcistica di Cristiano Ronaldo.

Ferguson e il suo viso con le guance rosse, Ferguson e i suoi chewing gum masticati al posto di colleghi che fumano sigarette e sigari, Ferguson e la sua flemma contrapposta a colleghi esagitati e provocatori, anche se rimane celebre la scarpa scagliata in faccia a David Beckham negli spogliatoi: l’allora numero sette biancorosso aveva protestato contro di lui dopo una pessima partita e non poteva mancare di rispetto a Ferguson. Non a caso il suo soprannome era “l’ asciugacapelli”.

Ferguson ha ispirato tanti allenatori che hanno provato, chi più chi meno a vincere e a illuminare come ha fatto lui, ma finora del figlio del manovale portuale di Glasglow non se ne vede ancora all’orizzonte un erede.

Ha lasciato da vincente e pazienza se non batterà il record di Guy Roux che è stato per quarantaquattro anni sulla panchina dell’Auxerre. Questa potrebbe essere considerata una sconfitta per lui, ma a 71 anni ci si può anche ritirare. Da vincente, come nel suo stile. Del resto a Manchester, “Fergie” ha vinto tredici titoli nazionali in ventisette anni, mentre il tecnico di Colmar uno soltanto.

Ne ha fatta di strada il calcio, o meglio il football , da quel 19 dicembre 1863 con lo scialbo0 a0 tra Barnes e Richmond alla partita di addio del manager di Govan il 19 maggio 2013 tra il suo Manchester in casa del WBA.

Tanti auguri alla Football Association per altri centocinquantenari e auguri a sir Alex Ferguson per il suo futuro e grazie per averci fatto amare ancora di più il gioco del calcio con il suo fantastico 4-4-2.

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