Scrivo io al posto di Davide

Dopo il terzo posto di Bargellini nel Triathlon Olimpico di Milano si è messo alla tastiera il suo allenatore, Andrea Zavaglia. Per dirvi com’è maturato un risultato “accaldato” ma meritatissimo

Oggi scrivo io e vi parlo di Davide (Bargellini), che ieri è arrivato terzo nel Triathlon Olimpico di Milano. Siamo in quel periodo dell’anno in cui lui si lamenta di più.

I motivi principali sono due.

Il primo è il caldo: lui correrebbe nella neve, anche in costume e senza scarpe, ma il caldo non è proprio il suo migliore amico.
Qualche volta in inverno usciamo insieme per una sgambata in bicicletta, nel senso che per lui è una sgambata e per me la scalata del Pordoi: io sono così bardato da sembrare Messner sul K2, lui bello bello in maglietta e pantaloncini, se proprio da freddo un giubbino a maniche lunghe, rigorosamente non imbottito.

Questo non vuol dire che non si alleni col caldo; quest’anno, dopo il mio articolo di alcune settimane fa, sono addirittura riuscito a fargli inserire delle sedute di adattamento nelle ore più calde della giornata!

Semplicemente si lamenta come una vecchia zia!

Qualunque sia l’argomento, qualunque sia l’esito di una gara, la frase finisce con qualcosa riguardante il troppo caldo.
Comprensibile dite voi?

Beh in effetti si, ma lasciatemi finire di raccontare…

Il secondo motivo è in realtà un mix equilibrato di motivi.
“I risultati ci sono ma potrebbe andare meglio, i soldi e i premi sono pochi, il triathlon si ama e si odia allo stesso tempo, a 25 anni inizio a essere vecchio, non ci sono più le mezze stagioni…”

Stop Stop Stop!

Vi sto dipingendo Davide come uno che non fa che lamentarsi, invece sono convinto che sia una persona abituata a mettere giù la testa e darci dentro: anzi, credo che per certi versi sia la persona più caparbia che io conosca.

Però la premessa mi serve per l’articolo di oggi.

Ieri credo che a Milano ci fossero 40 gradi. Grado più grado meno.
Dicono che quello che conta sia l’umidità. Ma a Milano si sa che conta l’afa, quasi proverbiale.

Non so se si possa misurare, ma ce n’era tanta.

Ha vinto Massimo De Ponti, amico d’infanzia di Davide, oggi Carabiniere: uno che a mio parere, forse con un po’ di testa in più, sarebbe a giocarsela con i vari Gomez e Brownlee.

Dietro di lui, con un buon minuto e mezzo di margine su Davide, il simpaticissimo Manuel Biagiotti, che quest’anno con la sua fama di simpaticone si sta togliendo parecchie soddisfazioni, a dimostrazione che dietro lo spirito romagnolo c’è un atleta con attributi non indifferenti.

E poi Davide, che arriva con la lingua fuori pensando di aver corso a 4′/km anche se il tempo è stato di pochissimo sopra ai 3’30″/km.
Che dice che al primo chilometro a piedi voleva mollare per il caldo soffocante ma che alla fine è li a prendersi questo podio inatteso e insperato. Che mette in fila diversi atleti di spessore, arrivati alla fine o ritiratisi lungo il calvario podistico finale. Che insieme ad altri cinque prende in mano la frazione bike e stacca a suon di watt il Campione italiano Davide Uccellari, pericolosissimo cliente nella frazione finale, che abbandonerà la gara all’ultimo giro di bici.

Ancora oggi, dopo due anni di lavoro insieme, né Davide né io, riusciamo a capire se va più forte quando è in forma o quando “si sente un po’ scarico”.

Che forse sembra una vecchia zia, ma quando c’è da “menar giù duro” si ricorda ancora come si fa.

Scusate se sono prolisso ed evidentemente di parte, ma oggi sono proprio fiero di essere suo amico e suo allenatore.

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