Sport, declino e risalite

(Photocredit: Getty Images)

Il ruolo sociale dello sport è in crisi sia come modello educativo per i più giovani sia come modello professionale. Questa crisi è figlia dei tempi che stiamo vivendo, affonda nella caduta dei valori morali ed etici della nostra società. Una caduta che pare inarrestabile, con il denaro unico dio da perseguire senza limiti.

Oggi dedicarsi allo sport in maniera puntuale e professionale non prevede il miglioramento della prestazione o del gesto tecnico ma, al contrario, persegue l’ottenimento di un successo generatore di popolarità e di ricchi contratti. A qualsiasi costo.

Su questo piano inclinato si sono avventurate le numerose figure che contornano lo sport: la dirigenza, gli allenatori, i media, i medici, le banche, gli sponsor. Non solo l’atleta che spesso rimane l’unico imputato chiamato a difendersi.

Il parallelismo tra sport e quotidianità mette in evidenza un rinnovamento assolutamente necessario. Perché lo sport dovrebbe essere un esercizio per emanciparsi e diventare persone migliori.

Se le massime espressioni in ogni disciplina sportiva vengono messe in discussione per aver ingannato il pubblico vuol dire che il modello, amatoriale e professionale, è fallito.

Il doping è solo una delle tante piaghe che infettano lo sport. Non possiamo dimenticare che esiste un doping economico che mina le competizioni, un doping morale che legittima attraverso lo sport “regimi dittatoriali” .

Le rivolte del popolo brasiliano rispetto all’aumento della vita per sdoganare il Brasile a diventare grande potenza internazionale attraverso i Mondiali di calcio e l’Olimpiade sono un segnale inequivocabile dei tempi che cambiano.

Il popolo brasiliano, nonostante un amore sconfinato per il calcio non è disposto a sacrifici quotidiani per favorire una manifestazione i cui maggiori benefici economici saranno a favore della FIFA. Questa agisce come una grande multinazionale senza scrupoli che impone regole per impianti nuovi con severi controlli e a volte nega l’aiuto economico a nazionali (vedi il caso Nigeria) in difficoltà economica per partecipare a manifestazioni internazionali.

Una nazione europea che vive una crisi gravissima come la Grecia deve gran parte delle sue difficoltà alla scellerata olimpiade del 2004 dove strutture, impianti e mezzi di trasporto vennero sfruttati a pieno per un mese per poi finire nel completo abbandono. Significativo il caso dello stadio del baseball di Atene (4/5 milioni di euro per la realizzazione) che giace in uno straziante abbandono. E tutto questo senza dimenticare l’ulteriore beffa del CIO che ha deciso di escludere il baseball dai Giochi olimpici.

Scelte incomprensibili e imposizioni arroganti hanno reso nel tempo il CIO e la FIFA come vere multinazionali macchinose e costosissime che nulla hanno a che vedere con la promozione dello sport. Sono organismi che andrebbero assolutamente rinnovati.

I prossimi appuntamenti mondiali del calcio e quelli olimpici fanno emergere scelte dettate dal solo smisurato bisogno di sfruttamento economico. La Russia del satrapo Putin ospiterà Olimpiadi invernali e Mondiali di calcio nei prossimi 6 anni, non dimentichiamo che questo stato stronca le opposizioni, applica leggi omofobiche, impone politiche energetiche ai vicini e all’Europa .

Non è compito dello sport cambiare le politiche degli stati ma certo rifacendoci al principio di Olimpia sarebbe bene premiare nazioni meno ricche e con più valori. A riprova come immaginare un Mondiale nel Qatar che riempirà le ricche tasche della FIFA con petrodollari sonanti alla faccia dello spettacolo (per il caldo si ipotizza di giocare d’inverno sconvolgendo i calendari delle competizioni europee ) o alla faccia dei diritti delle donne degli omosessuali .

Il tempo di mettere in discussione i due massimi organismi mondiali di sport è maturo.  I giornali, compresi quelli sportivi, dovrebbero incalzare le dirigenze coadiuvati da Stati non più disposti ad accettare manifestazioni con piani di investimenti allucinanti, senza alcuna garanzia di vero sviluppo per lo sport e per la società .

Ribaltando i principi di assegnazione dovrebbero essere gli Stati nazionali a chiedere a CIO e FIFA cosa portano in dote a fronte di investimenti nello sport e nella società. In questa chiave le gare non sono nemmeno “garantite” da questi organismi poiché gli episodi di doping (e il dolo economico) possono generare un boomerang negativo per la nazione ospitante.

Chiedere un rinnovamento dello sport avrà ricadute sull’intero movimento anche se alcune società sportive nel loro piccolo hanno già cambiato mentalità mettendo i valori morali ed etici al centro del loro progetto. Loro aspirano alla vittoria solo come conseguenza di un percorso lungo e senza scorciatoie.

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