Ciotti è ancora fra noi

Imperdonabili, almeno questo consentitecelo, i colletti a punta delle sue camicie, spropositati, e le cravatte a tinta unita, molto spesso color lucido da scarpe. Prediligeva il marrone o le tinte verso il blu. Facevano molto Sandro Ciotti. In alcuni casi – amava anche il blu elettrico – in televisione gli fecero cambiare la cravatta perché in video dava bagliori. In gergo “sparava”. In tv lo abbiamo visto di rado, negli ultimi Festival di Sanremo che ha seguito e in rare altre occasioni, canore o musicali, in cui faceva il giurato o l’ospite. Di quelle apparizioni si stupivano i meno provveduti, ignari che del Festival Sandro era socio onorario, avendone frequentati e raccontati 40, il più delle volte in radio. Casa sua.

Abbigliamento a parte, Sandro Ciotti era impeccabile, molto più a suo agio con indosso la tuta carta da zucchero delle maestranze Rai, quelle delle radiocronache in moto al Giro d’Italia o in macchina con Alfredo Provenzali, che in smoking. Il vestito da pinguino a suo dire lo “imbelliva”. Aveva grande ironia Sandro, sempre sotto traccia, incapace di prendersi sul serio. Una dote di famiglia.

Le voci, sino a qualche anno fa, calamitavano la gente. Oggi la radio è spesso confusione, orgia di parole. O insipidi imitatori. Loro no, intendo Ciotti o Enrico Ameri, che la voce usavano come un’arma impropria. Li guidava sapientemente Roberto Bortoluzzi che “Tutto il calcio minuto per minuto” conduceva con abilità, attento a misurare gli interventi dei suoi cantoni più abili. I suoi tenori non steccavano mai.

Non aveva bisogno di carte e scartoffie, Ciotti, aveva una memoria prodigiosa e soprattutto un fluire del racconto che oggi andrebbe proposto nelle scuole di giornalismo. Certo, a volte si lasciava andare, si produceva in qualche virtuosismo lessicale, ma erano stoccate in punta di fioretto.  Anche Bruno Pizzul aveva perifrasi non a tutti comprensibili, ma lo fregava il tono, un po’ monocorte. Sandro no, era lui stesso a modulazione di frequenza, e la voce sottolineava lo scorrere di una piccola grande epopea che aveva, nelle tonalità della raucedine, le sue asprezze. Dopodiché passava la linea: qui l’Olimpico, a voi Bologna. Di disturbante in quelle trasmissioni, soltanto Ezio Luzi, sempre apparso di serie B.

La radio era la misura esatta di Sandro Ciotti, la sua palestra. Vi esercitava da maestro della parola, raccontando gli altri e mai se stesso. Sapeva anche scrivere, fatto che non è comune a chi si spende, tra una sigaretta e l’altra, al microfono.

L’unica certezza e che Sandro è ancora tra noi, non soltanto nelle teche Rai. È un vecchio amico che spesso torna, gradito ospite, nelle nostre case. Vien voglia di offrigli un caffè.

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