Il sorriso di Fabio

Il 18 luglio di 18 anni moriva Casartelli, campione olimpico a Barcellona, finito contro un blocco di cemento nella discesa dal Portet d’Aspet. Una tragica fatalità ci ha rubato un ragazzo d’oro

Un ragazzo d’oro, Fabio Casartelli, sempre sorridente e disponibile. Una famiglia di ciclisti la sua. Nonno Terenzio aveva corso tra gli indipendenti, mentre papà Sergio, con la maglia della Comense, aveva vinto gare ovunque. Fabio vuole far meglio e ai Giochi Olimpici di Barcellona 1992 conquista la medaglia d’oro.

È la quindicesima tappa del Tour 1995, si va da Saint Girons a Cauterets. I corridori hanno appena percorso 35 km. Devono affrontare la discesa del colle Portet D’Aspet. C’è una curva a sinistra. Qualcuno sbanda. Dante Rezze finisce nella scarpata. Cadono ma senza conseguenze Perini, Museeuw e Breukink. Si rialzano. Baldinger invece resta a terra.

Casartelli non riesce ad evitare il paracarro situato sul ciglio della strada. Picchia violentemente la testa contro quel blocco di cemento. Rimane immobile. Rannicchiato, in posizione fetale. Intorno a lui una pozza di sangue. Il dottor Porte, medico del Tour, viene allertato subito da radio corsa. Arriva rapidamente sul posto.

Porte accorge che il ragazzo ha perso conoscenza ma il cuore continua a battere. La speranza, come sempre, è l’ultima a morire, anche se Fabio è messo malissimo. In pochi minuti, mentre scocca mezzogiorno, ecco l’elicottero che lo soccorre e lo trasporta all’ospedale di Tarbes. Un quarto d’ora da incubo. Il suo cuore si ferma tre volte.

Prontamente il medico e l’infermiera lo rianimano con massaggi cardiaci e iniezioni di adrenalina. Il volto è tumefatto e il sangue continua imperterrito a uscire. La diagnosi non lascia molte speranze: “coma profondo irreversibile”. Ma i medici fanno di tutto per cambiare quell’aggettivo.

Purtroppo lo sfortunato atleta ha riportato fratture ovunque, oltre allo schiacciamento dell’osso parietale. Il cervello non risponde più. La situazione precipita e non bastano neanche le continue trasfusioni di sangue. I medici si agitano ma il cuore di Fabio alle ore 14 cessa di battere. Per sempre.

Il figlioletto Marco, di appena 2 mesi, non potrà mai conoscere suo padre. La giovane moglie Annalisa è distrutta, come pure i genitori. Non potremo mai dimenticare ciò che avvenne quel giorno. Adriano De Zan, con la voce rotta dalla commozione, annuncia in diretta la tragedia. Il minuto di silenzio alla partenza della tappa del giorno dopo. E la vittoria del suo capitano, Lance Armstrong, tre giorni dopo. Lui col dito alzato al cielo per dedicare quella affermazione al suo giovane compagno di squadra.

Sono passati 18 anni da quel triste giorno, ma per tutti noi che amiamo il ciclismo è come se fosse ieri. Non scorderemo mai quel ragazzo dal sorriso dolce, in piedi sul gradino più alto del podio, alle Olimpiadi di Barcellona, mentre bacia la medaglia d’oro appena conquistata.

Ciao indimenticabile Fabio, continueremo a pensarti. Anche il Tour ti ricorda e proprio qualche giorno fa, passando da quella maledetta curva, ti ha celebrato. C’è un cippo in tuo ricordo e il patron del Tour, insieme ai tuoi genitori, vi ha deposto una corona d’alloro. In bici, purtroppo, si vive e si muore.

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