Uber alles, programmando tutto

Il calcio tedesco ha dimostrato, in termini di organizzazione, di essere il meglio in Europa, non solo per le prestazioni mirabolanti del Bayern Monaco e del Borussia Dortmund, suo degno contraltare

Il prossimo 9 agosto ricomincerà la Bundesliga, il massimo campionato calcistico tedesco. Fin qui niente di nuovo, visto che sarà l’edizione numero cinquantuno. I campioni uscenti sono i bavaresi del Bayern Monaco, che apriranno le danze in casa contro il Borussia M’bach.

Dove sta la particolarità? La Bundesliga sta diventando anno dopo anno il campionato più interessante dell’intero panorama calcistico europeo, tanto da aver portato per la prima volta due squadre in finale di Uefa Champion’s League, lo stesso Bayern e il Borussia Dortmund. La vittoria è andata alla squadra allenata da Jupp Heynckes che, nel giro di pochi giorni, si è aggiudicato anche il suo ventitreesimo titolo e la sua sedicesima Coppa di Germania, realizzando il Triplete. Il Borussia giallonero, invece, ha vinto le due edizioni precedenti del Meisterschale.

La finale tutta tedesca di Wembley (quarto scontro fratricida nella storia della manifestazione) ha rappresentato l’apice per il calcio tedesco. È un torneo che sta diventando un punto di riferimento per tutti, grazie a una semplice parola, “programmazione”: dai tempi del Mondiale 2006, ospitato in casa, la Germania è diventato un modello da seguire socialmente, economicamente e tutto questo non è dovuto al caso o alla fortuna, ma a un lavoro durato almeno un decennio.

Da eterna perdente, sia a livello di club (il Bayern è campione d’Europa dopo aver perso le finali dell’edizione 2010 e 2012 e dal 2001 una tedesca non alzava la coppa), sia di Nazionale (dal Mundial spagnolo a Sudafrica 2010 ha disputato quattro finali, perdendone tre e per due volte è arrivata in semifinale), ora la Germania sta diventando calcisticamente un passo avanti rispetto a tutti, ponendosi come erede della Spagna degli Invincibili.

La lezione di calcio espressa dai bavaresi al Barcellona di Messi, Xavi e Iniesta è stato l’esempio: mai nessuna squadra aveva battuto i blaugrana catalani con sette reti in due partite, senza subirne.

Sono due gli ambiti dove il calcio teutonico ha sfruttato al meglio le sue potenzialità: la scoperta di giovani talenti ed una politica economica calcistica attenta e rigorosa. Sui giovani basti pensare a gente come Patrick Muller, Mario Gotze, Marco Reus, Mats Hummels, ambitissimi dalle altre big europee e sono titolari inamovibili da almeno un biennio, mentre l’ultima partita della Nazionale ha visto ben quattordici giocatori provenire dalle due finaliste di Wembley, senza contare che la Mannschaft stessa ha un’età media di 24 anni.

La forza della Germania calcistica sta anche nel fatto che la sua Federcalcio interviene direttamente nel “sistema” e le società ogni anno devono presentare un serio progetto sul loro operato (da quello sportivo a quello economico, dalla sicurezza negli stadi a quello infrastrutturale) e la DFB dà un giudizio insindacabile, che potrebbe penalizzare

la società colta in fallo. Senza sconti, in stile teutonico.

La Germania, sebbene non vinca il Mondiale dal 1990 e l’Europeo dal 1996, è seconda nel ranking FIFA e dall’anno scorso porta in Coppa Campioni quattro squadre, “rubando” (meritatamente) il posto al campionato europeo più in crisi, quello italiano, lontano parente di quello degli anni Ottanta-Novanta. Ironia della sorte, i tedeschi vincono Italia ‘90, noi italiani nel 2006 vinciamo a casa loro e l’ultima vittoria tedesca in Coppa Campioni risale alla finale di Milano dell’edizione 2001.

Il sistema calcio Italia ha molto da imparare da Berlino: se l’araba fenice è risorta dalle sue ceneri, lo stesso ha fatto quello tedesco. Dopo la vittoria nell’Europeo inglese, per la Mannschaft iniziò un lento declino e, dagli errori commessi, il management calcistico ha capito gli sbagli, ha fatto autocritica e ha deciso di ripartire da zero, riprendendo il cammino verso i vertici mondiali del calcio. Da allora per i tedeschi i successi sono arrivati a grappoli ed il Bayern Monaco avrà anche l’onore di difendere l’onore del calcio europeo nella finale del Mondiale FIFA per club e tentare di consolidare la sua forza puntando ad un poker di vittoria riuscito solo a pochi. Seconda ironia della sorte: l’ultima squadra a centrare le quattro vittorie in un anno solare è stata un’italiana, ora la più in crisi, l’Inter.

Ovviamente sarà dura per la Germania mandare ancora due squadre in finale di “Champion’s” e, soprattutto, sarà altrettanto difficile per il Bayern Monaco ripetersi, anche se avrà come nuovo allenatore il più vincente degli ultimi anni, Josep Guardiola. Ma ci riproverà perché il calcio tedesco si sta dimostrando stiloso ed elegante, ma rimane sempre quello che tutti gli appassionati di calcio conoscono, aggressivo. Senza sceicchi e nababbi che comprano “figurine” al posto di calciatori.

Il calcio europeo, compreso quello italiano, dovrebbe iniziare a prendere appunti ed imparare la lingua (calcistica) di Goethe, anche se non era un calciatore.

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