Dido, anche Sinjin ai suoi piedi

Domenico Costa, detto il Guru, è molto di più di un fisioterapista. In pratica l’intero mondo del beach volley è passato dalle sue mani. E persino Smith, tra i meno potabili, lo trattava come un principe

Sinjin sta per Christopher St. John ed è il nomignolo che si era dato per non essere un qualsiasi mister Smith d’America. I più giovani non ne hanno cognizione, ma Sinjin Smith, classe 1957, è stato un autentico fenomeno del beach volley professionistico dove ha debuttato quindicenne nella versione 2×2, quella a cinque cerchi a partire dal ’96. Nei primi anni Ottanta Sinjin giòco in coppia con Karch Kiraly che del volley indoor sarebbe diventato olimpionico nel 1984 con il Team Usa, lo stesso Kiraly che vinse il primo titolo olimpico nella storia del beach in coppia con Kent Steffes.

Sinjin ha vinto ben più di 100 tornei open, in coppia con Randy Stoklos con cui conquistò anche due titoli mondiali. Sinjin incuteva timore non solo agli avversari, era il re del suo mondo, aveva tutti ai suoi piedi. Tutti tranne uno, Dido Costa. Dido sta per Domenico, detto anche Dido Guru, perché ha rimesso in sesto giocatori e giocatrici di beach in ogni dove. Come l’altro Costa, il dottore della Formula Uno e del Motomondiale.

L’aneddoto non lo racconta lui, ma altri dell’ambiente, gli stessi che a Lignano Sabbiadoro, verso la fine degli anni Novanta, si stupirono quando Sinjin lo scontroso, Sinjin lo scostante, Sinjin l’aggressivo, quasi si mise in ginocchio davanti a Dido. Lo videro rincorrere Costa alle 8 del mattino, e l’altro aveva in mano la famosa “borsa di Mary Poppins” dalla quale usciva tutto il lecito per rimettere in piedi gli atleti. La manualità intelligente faceva il resto.

Per sincerarsi che non fosse una leggenda metropolitana – Lignano non è esattamente una metropoli ma poco ci manca – siamo andati a chiudere chiarimenti all’interessato, che conferma: “Sinjin aveva subito, settimane prima, uno strappo a un polpaccio e voleva essere sicuro di andare in campo senza rischi, per questo mi convocò in albergo dove soggiornava con la famiglia. Era almeno un anno che non lo vedevo, lo trattai con le dovute cautele, gli dissi che non potevo andarci pesante, avrei rischiato di compromettere il suo recupero. Lui insisteva, mi diceva ‘mi devi dire se posso andare in campo’. Devo arrivare almeno ai quarti o in semifinale’.

C’era di mezzo Kiraly, non uno qualsiasi, un avversario da prendere con le molle. Dido rinviò Sinjin al mattino dopo e in effetti la scena del fenomeno che rincorreva il suo fisioterapista per ringraziarlo, con la gente che non capiva e rideva, è tutta vera. “Sinjin con la polpaccera proteggeva l’altro arto. E disse che gli faceva male il polpaccio sano, mentre quello infortunato funzionava a meraviglia. I miracoli non esistono nel mio mestiere, non mandi in campo chi non deve”.

Dido Costa ha lavorato a lungo con la Fipav, sino all’anno scorso con le nazionali femminili. È stato il massaggiatore di tutti in non meno di dieci campionati italiani, quelli che un tempo la Gazzetta organizzava volendo bene al beach volley. Ora al beach volley non vuole più bene nemmeno la federazione.

Costa non gira più il mondo, ha lo studio a Falconara e gioca in proprio, felicissimo. Al ruolo di fisioterapista ha aggiunto quello di osteopata, perché “è bene sempre migliorare”.

Leggi anche:

Barbara Vellucci – La corsa elisir salvifico
I bagliori del Motomondiale
Il calcio nel Paese degli Schettino
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: