Prandelli, Balo, Pirlo e… Garibaldi

Caro direttore,

non so quanto valga la Confederations Cup e con quanta partecipazione gli appassionati l’abbiano seguita in questo stanco fine stagione calcistico, ma secondo me è stata un’esperienza importante. Siamo saliti sul podio, anche se soltanto sul terzo gradino, ma non è stato importante per questo. Piuttosto per una serie di conferme, in positivo e in negativo, che ci faranno comodo fra un anno quando torneremo in Brasile per una cosa un po’ più seria di questa coppetta con sole otto squadre, tra cui Tahiti, pensa un po’.

Ma vediamo le conferme, in positivo e in negativo.

La prima conferma viene dalla panchina. Cesare Prandelli ci sa davvero fare. Si è trovato tra le mani un gruppo di giocatori spompati, esauriti, con la testa altrove, chi al mercato, chi alle spiagge, chi all’amore ed è riuscito a motivarli, farli correre per 120 minuti contro la Spagna e per altri 120 minuti due giorni dopo contro l’Uruguay. Un’impresa, senza per forza voler risalire ai tempi degli abatini breriani, fino a qualche tempo ritenuta inimmaginabile.

La seconda conferma viene da Balotelli, ed è una conferma double face. Ovvero Super Mario ha dimostrato di essere un campione, uno degli attaccanti più forti del mondo, ma ha anche fatto capire di non essere insostituibile. Nelle due partite da 120 minuti appena ricordate era assente e l’Italia ha giocato il suo calcio migliore. Un caso oppure la consapevolezza che è sbagliato dare la palla a Balotelli dicendo “pensaci tu” ed è molto meglio cercare un gioco collettivo?

Terza conferma, negativaEl Shaarawy si è proprio montato la cresta. Da sei mesi vive di rendita sul fantastico girone d’andata del campionato quando segnava a occhi bendati. Poi è svanito nel nulla. Allegri non l’ha più visto e anche Prandelli ha fatto fatica a riconoscerlo. Se non si dà una regolata, il Mondiale del 2014 rischia di vederlo in TV. E sarebbe un peccato perché il Faraone quando gioca, gioca.

Quarta conferma, la più delicata: Buffon. È il capitano, è un monumento vivente, sta per battere il record di gettoni in azzurro (133 contro i 136 di Cannavaro), ma siamo sicuri che sia la saracinesca di un tempo? È vero, nell’ultima partita ha parato tre rigori su cinque, ma erano tiri che neanche all’oratorio. Per il resto qualche paperetta l’ha fatta, vedi la partita col Brasile e la punizione non irresistibile di Cavani. Quindi, anche se in Italia guai a parlar male di Garibaldi, la domanda è lecita: quali i saranno fra un anno i riflessi di Buffon? Fossi in Prandelli comincerei a provare qualche numero 12.

Quinta conferma, altrettanto delicata: Pirlo. Vale lo stesso discorso di Buffon. Se il portierone nel 2014 avrà 36 primavere, il cervello del centrocampo ne avrà 35. Sarà in grado di giocare un torneo stressante come il Mondiale? Reggeranno i suoi stanchi muscoli alle fatiche ravvicinate e al caldo sudamericano? Sicuramente no, al massino potrà fare una partita su due, per cui urge far crescere Verratti o chi per lui.

In conclusione, la Confederations Cup è stata un’esperienza sicuramente positiva. Ma sarà preziosa soltanto se Prandelli dimenticherà il podio e la esaminerà con la dovuta freddezza e un pizzico di sano cinismo.

E adesso, direttore, buone vacanze. Per almeno un mese, per favore, niente calcio.

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