Vittime di mala muerte

Il ciclismo è purtroppo una lunga sequela di tragedie che hanno colpito campioni e comprimari, non tutte figlie della fatalità

Grandi, anzi grandissimi in carriera. Ma ancor più grandi nella loro tragicità. Gli spagnoli la chiamano mala muerte. Tanti purtroppo rientrano in questa categoria. Grandi campioni a cominciare dallo stesso Fausto Coppi, che all’età di 40 anni, è costretto a lasciare questo mondo per una malaria non diagnosticata in tempo (2 gennaio 1960).

Luis Ocana decide invece di farla finita, sparandosi un colpo in testa.

Le vittime in corsa o per conseguenze di corsa sono tante: Roger Rivière, fuoriclasse francese di Saint Etienne, che vola nel precipizio deciso a non mollare la ruota di Gastone Nencini, uno dei piu’ grandi discesisti della storia del ciclismo. Si scende dal Col de Perjuret, nella 14.a tappa. Roger si frattura la spina dorsale. Condannato su una sedia a rotelle, morirà 16 anni dopo, quarantenne.

La mala muerte colpisce anche il fratello del Campionissimo, Serse Coppi, che il 29 giugno 1951, appena ventottenne, al termine del Giro del Piemonte vinto da Bartali, infila il binario del tram in corso Casale, a Torino, cade, batte la testa, si rialza, torna in albergo e dopo un po’ è in coma.

Anche Alessandro Fantini, abruzzese, al Giro di Germania 1961, al termine di una volata batte la testa e muore. E poi Raffaele Marcoli, la “freccia di Turbigo”: ha soltanto 26 anni, quando a bordo della sua auto rimane vittima di un incidente mortale.

L’elenco continua, con i morti al Tour. Il 13 luglio 1967 se ne va un altro grande, forse l’inglese più noto prima di Wiggins, il baronetto Tommy Simpson. È la tappa del Ventoux, la montagna calva che presenta nella desolazione anche i 40 gradi all’ombra. Tommy barcolla, cade una prima volta, si rialza e cade ancora. Il suo calvario è rapido. Lo soccorre l’elicottero ma ormai il suo cuore ha cessato di battere. Il cocktail mortale si chiama alcool e anfetamina.

In discesa dal Col du Portet-d’Aspet muore anche il povero Fabio Casartelli nel 1995: va a sbattere la testa contro un muretto.

Molti i nomi di corridori meno noti nella lista nera della mala muerte: Ponsin, Ronco, Santisteban, Jimenez, Giulio Bartali, fratellino di Gino e, andando indietro nel tempo, Pottier, Pelissier e chissà quanti altri.

Mentre il Tour si è appena avviato vogliamo ricordarli tutti. E vista che il ciclismo è di scena in Francia non possiamo dimenticare  Jacques Anquetil, morto di cancro all’età di 50 anni, uno dei piu’ grandi fuoriclasse della storia del ciclismo e Laurent Fignon, che ha fatto la stessa fine alla stessa età del campione normanno.

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