Gli sprinter in bell’ordine

Non una graduatoria ma un giro d’orizzonti dei velocisti di ogni tempo, in attesa di vedere all’opera le ruote veloci del Tour

La Grande Boucle, ovvero il grande ricciolo, che va in scena a partire da sabato 29 giugno, sembra sempre conformato allo stesso modo. Il Tour è il Tour, dicono. Sia che lo si disegni in senso orario o in senso antiorario. Un’altra costante della corsa gialla è la prima settimana, rigorosamente dedicata ai velocisti. Guai a piazzare una collinetta nei primi 7 o 8 giorni del Tour. Gli uomini dello sprint sono pronti a ingaggiare la loro sfida, fino all’ultima stilettata. O rasoiata, se preferite.

E così, il copione iniziale del Tour, mi ha suggerito una riflessione. Pensando al lungo cammino della corsa a tappe più importante al mondo, ho tentato di stilare una sorta di elenco sugli uomini più veloci della storia, Paese per Paese, cominciando dall’Italia, dove svetta su tutti Mario Cipollini.

Re Leone, non solo al Tour ma soprattutto al Giro, ha messo in fila il meglio dei velocisti della sua epoca, superando, come numero di tappe vinte alla corsa rosa, anche un certo Alfredo Binda. Di velocisti ne abbiamo avuti eccome, non ultimo Alessandro Petacchi, ma Supermario merita di salire sul gradino più alto.

In Francia il velocista-principe resta Dedè Darrigade, campione del mondo a Zandwoort, nel 1959, davanti al nostro Michele Gismondi. Nel periodo a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 ha saputo imporsi sull’allora fior fiore degli uomini dello sprint. Il Belgio è stato il Paese piu’ ricco di velocisti. Su tutti i due Rik, Van Steenbergen e Van Looy: quest’ultimo non a caso soprannominato l’imperatore di Herentals.

In quegli anni era una autentica goduria assistere a volate davvero regali. Un altro che di sprint se ne intendeva eccome era Miguel Poblet, l’unico grande velocista spagnolo. Le sue memorabili stilettate vincenti sono rimaste nella memoria dei meno giovani. Era questione di millimetri. Il “pelato”, che faceva impazzire il commendator Borghi, titolare della Ignis, era abile, sulla fettuccia d’arrivo, a dare il colpo di reni decisivo. Il suo era davvero un rush irresistibile.

La Svizzera dei due “K”, Koblet e Kubler, non ha mai espresso grossissimi velocisti ma Ferdy Kubler lo ricordiamo come uomo temibilissimo allo sprint. Al mondiale di Varese, anno di grazia 1951, beffò Magni e Bevilacqua.

Proseguendo il giro d’orizzonti sulla cartina geografica, in Germania, il simpaticone di Rudy Altig merita davvero la palma del miglior velocista. Di tappe e di corse prestigiose ne ha vinte, prima fra tutte il mondiale al Nurburgring nel 1966.

Infine la Gran Bretagna. Troppo facile dire Cavendish. L’atleta dell’isola di Man, superato il triangolo rosso, diventa imbattibile. Prima di lui soltanto Tommy Simpson ha fatto sognare i compassati inglesi. Dimenticavo l’Olanda. A parte i vari Raas, Ottenbros, Kneteman, tutti nomi iridati, l’occhialuto Jan Janssen è sicuramente quello che merita il titolo di miglior sprinter e non solo, se pensiamo che nel 1968, anche se con soli 38 secondi di margine, riuscì a vincere il Tour.

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