La doppia morale di Arturi

foto: pentaphoto

Scusandomi per il gioco di parole, leggendo l’opinione di Franco Arturi sulla prima della “rosea” ieri mi è venuto l’istinto di opinare.

Sul caso doping in Italia a proposito delle indagini sulla Fidal si comprende la delusione di tutto lo sport per la vicenda.

La stessa “sorpresa” che ha colto Malagò (presidente del Coni) colpisce anche me rispetto al vicedirettore de La Gazzetta dello Sport Arturi. Come giornalista che si occupa di sport, sorprende che scopra oltre all’atleta altri possibili responsabili (dirigenti, medici, tecnici, allenatori, ecc. ) nei casi di doping.

Ora mi auguro che i suoi colleghi siano più incalzanti nelle conferenze stampa, magari proponendo domande un po’ diverse ad atleti e dirigenti rispetto al doping. Questo atteggiamento vale anche per il calcio, nemmeno menzionato nell’articolo.

Evidentemente l’Italia non è all’avanguardia nel combattere il doping ma finora dai media ci arrivava questa affermazione. Quindi i media sono altrettanto responsabili nella “dicotomia controllati-controllori“. Con franchezza ringrazio Arturi ma mi ero già formato un’opinione in tal senso.

Se fosse possibile sarebbe bello evitare che la croce del doping sia portata dal solo atleta, scagliando tutta l’artiglieria di titoloni sdegnati e moralisti da quegli stessi giornalisti che il giorno prima elemosinavano un’intervista all’atleta indagato.

Formare un’opinione rispetto ad iniziative che possano aiutare lo sportivo dopato a comprendere l’errore e a rifarsi una vita. Poiché rimane inteso che spesso è l’ambiente che ti spinge a traguardi sempre più sensazionali.

Non pochi atleti hanno perso la vita per questa solitudine, alcuni famosi altri meno .

Vorrei anche venire a conoscenza dei dirigenti onesti e lungimiranti, emarginati in modo quasi scientifico (Donati è solo un esempio), per comprendere meglio come cambiare rotta.

La doppia morale riguarda individui e istituzioni ma anche i media e l’Arturi senza nemmeno scendere in cortile, potrebbe salire e scendere dai corridoi di via Solferino, a Milano e fare qualche domanda ai suoi colleghi che organizzano il Giro d’Italia, con facoltà di invitare alcune squadre ed alcuni corridori.

Sono vent’anni che ci raccontano che sconfiggeranno il doping e i risultati si commentano da soli.

La morale, se applicata con coerenza, rimane una e una soltanto per tutti, dirigenti, atleti, medici, organizzatori, giornalisti.

Siamo pronti .

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