A lezione di fit walking da Elisa

Presso il centro sportivo di Pioltello, a un passo da Milano, dimostrazione della Rigaudo, bronzo olimpico a Pechino, paladina della camminata a passo svelto, per usi di salute e benessere

Lei in tuta Italia, già ben indirizzata mentalmente al prossimo impegno che conta, il Mondiale di marcia a Mosca, ai primi di agosto, ma ben felice di spendere una mattinata dedicandola a giornaliste e giornalisti a digiuno di fit walking, la nuova frontiera della camminata a passo svelto.

Elisa Rigaudo è persona estremamente a modo, sulla pista del centro sportivo di Pioltello ha dato suggerimenti alle neofite e ai neofiti, alcuni dei quali – i maschi in età, in particolare – non erano esattamente a loro agio.

Fit walking è parente stretta della marcia, la specialità in cui Elisa, cuneese, classe 1980,  si è distinta giovanissima, alle finali nazionali dei Giochi della Gioventù (fu seconda assoluta), risultato che indusse la sua insegnante di educazione fisica a dirle: “Secondo me se vai avanti non sbagli, hai talento”.

Il suggerimento le è parso convincente anche se non è semplice accettare una disciplina che è abnegazione e determinazione, concentrazione e ascetismo. In una sola parola: fatica. Fisica e mentale.

Lei comunque sa riderne: “Non ci crederete ma se mi chiedono di fare uno o due giri di pista, vado molto più veloce se non corro, se marcio”. Affermazione che non deve stupire: Elisa viaggia normalmente a 4’ 25” a chilometro, equivalente a una velocità di punta di oltre 14 chilometri orari.

Tra le varie indicazioni a tutto campo Elisa ha regalato le sue esperienze di atleta che tutela la propria integrità fisica ricorrendo d quasi un decennio ai medicinali omeopatici: “Ho iniziato nel 2004, l’anno delle mie prime Olimpiadi. In quel periodo qualcosa non andava, gli esami del sangue davano l’emoglobina molto bassa. Io pensavo che fosse da imputare alla marcia, sport di resistenza ma anche molto usurante. Emoglobina bassa significava mancanza di ossigeno nelle gambe. Allora sperimentai le flebo di ferro che non tolleravo, mi procuravano forti mal di stomaco”.

Fu allora che Elisa decise di ricorrere a un medico omeopata che le suggerì di precostituire in inverno, lontano dalle gare, le sue riserve: “Perché  – racconta lei – il ferro scende in occasione degli allenamenti. Le cure preventive le ho sempre fatte con Ferrum phosphoricum, a diverse diluizioni, in base ai momenti di allenamento. In questo modo, d’estate, nonostante il caldo e gli allenamenti, i livelli di ferro non scendono”. E così va di granulini tutti i giorni; “Senza alcun effetto collaterale. Oltre a Ferrum uso Arnigel per i traumi e per l’indolenzimento muscolare”.

Nei pressi sosta il dottor Alessandro Targhetta, medico chirurgo specializzato in geriatria ed esperto in omeopatia. Non solo convalida le affermazioni di Elisa, ma le impreziosisce: “I medicinali omeopatici agiscono in maniera selettiva sul sistema osteoarticolare – mi riferisco a cute, legamenti, tendini, muscoli, articolazioni e tessuto osseo – e favoriscono il rapido ripristino delle condizioni di salute e benessere. Con il vantaggio che possono essere utilizzati da tutti, senza limiti di età né inferiori né superiori. Non sono tossici. non hanno controindicazioni ed effetti indesiderati. Di più, chi pratica sport a livello agonistico può assumerli con serenità perché non contengono sostanze dopanti”.

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