Balotelli è il Sacro Graal

Caro direttore,
prima di incominciare a scrivere sono andato a leggere qualche pezzo pubblicato da altri. Beh, diciamo che ne è valsa la pena non fosse altro che per questa definizione di Balotelli: “Ricorda Riva, ricorda Piola, ha una forza africana dentro un dialetto bresciano che lo fa sempre rimanere attaccato alla terra”.

Bella vero? Bella quell’immagine del dialetto bresciano che lo fa rimanere attaccato alla terra. In pratica uno “ius soli” calcistico.
Fosse stato dialetto napoletano, genovese o romanesco chissà dove si sarebbe attaccato il buon Balotelli. Forse sarebbe andato a cercare il Sacro Graal.

Che c’entra il Graal? C’entra, c’entra, l’ho letto su un altro giornale. È scritto esattamente “Balotelli rincorre il gol come il Graal”. L’avresti mai detto, direttore?

A prescindere dal fatto che Balotelli il gol lo trova spesso mentre il Sacro Graal non lo troverà mai nessuno perché chissà in fondo a quale oceano è
finito, ho citato queste perle scritte da colleghi illustri per sottolineare il curioso gioco che si sta facendo attorno a Balotelli.

Una gara a chi trova la definizione più calzante, l’iperbole più fantasiosa, la similitudine più significativa. Mi sembra obiettivamente un giochino un
po’ stucchevole. È vero che nello sport ci sono sempre stati e sempre ci saranno i soprannomi.

Ma non basta SuperMario? Secondo me sì, anche perché Balotelli ha dimostrato di essere “Super” davvero. Il gol che ha segnato al Messico soltanto lui poteva farlo: il passaggio in area era approssimativo, Balotelli aveva due avversari incollati addosso, uno dei quali una sorta di gigante (scarso, ma gigante) e il portiere davanti e come abbia fatto ad arrivare sul pallone e mandarlo in rete lo sa soltanto lui.

“SuperMario” dunque ha preso la squadra in mano. Lui e, con lui, Andrea Pirlo, padrone assoluto del centrocampo, che con i suoi tocchi geniali e la
sua visione di gioco ha deliziato un pubblico dal palato fino come quello di Rio de Janeiro.

Dovrò potrà arrivare l’Italia? Sinceramente non credo che possa vincere la Confederation Cup. Favorito resta il Brasile che ha Neymar e gioca in casa e dopo il Brasile la Spagna. Ma se Balotelli, come ha promesso, non si toglierà più la maglia, chissà, magari sotto un ciuffo d’erba del Maracanà troverà davvero il Graal.

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