Bridge – Terence Reese un campione geniale

Non molti di voi, credo, sanno chi fosse Terence Reese, un campione, scrittore e giornalista di bridge di altri tempi, noto oltre che per la sua bravura anche per la sua diabolica genialità

John Terence Reese nacque a Epsom, nel Surrey, il 28 agosto del 1913 e fu uno dei più bravi giocatori. I suoi testi hanno fatto scuola e ancora oggi la fanno e ogni tanto una ripassatina, sul gioco e controgioco, me la concedo volentieri.

Il board che oggi vi propongo rappresenta uno dei suoi tanti colpi brillanti al tavolo, una giocata della mano fatta con grande abilità.

La mano in questione è tratta da uno dei suoi deliziosi testi e fu riportata anche da scrittori francesi e italiani dei tempi. Ma mentre Terence gioca, lascio a voi il piacere di controgiocare, precisandovi che la dichiarazione, che negli anni ha fatto passi da giganti, ovviamente è datata.

Riportandovi però una mano dell’epoca lo faccio con assoluta fedeltà al testo

Siete in Ovest con queste carte:

K 10 6 5            6 5           Q 8 3       K 9 6 5

e dovete attaccare contro uno slam così dichiarato dal giocatore alla vostra destra, Reese seduto in Sud.

Nord           Est              Sud             Ovest

1SA           passo            3               passo

4             passo           4SA              passo

5             passo            6                fine 

 

Prima di attaccare vi rammento che con il vecchio stile Acol la licita di 3 su apertura di 1SA indicava un colore sesto o settimo, chiuso o semichiuso, forcing manche con possibilità di slam. La licita dei tempi, stile scuola anglosassone, era abbastanza approssimativa, quasi come si vede ancora oggi utilizzata nei simultanei da qualche coppia datata, che non ha voglia di aggiornarsi. La Blackwood è a 4 Assi e la risposta di 5 ne mostra 2.

Noi  prima di attaccare dobbiamo fare alcune riflessioni. Ci vediamo in mano 8 p.o. costituiti da due K e una Q. L’apertore dichiara una mano 15-17 che con i nostri 8 punti ci portano circa  a quota 23. Il morto vuol giocare manche o più e dunque 10/12 p.o. li possiamo accreditare. Quindi al nostro restano gli occhi per piangere o per guardare i suoi 4/6 punti.

In questa situazione l’attacco tecnicamente corretto, ai tempi anni ’50 e anche oggi, dichiarazione a parte, è naturalmente non sotto uno dei nostri onori, ma in atout e noi intavoliamo il 6 per questo morto.

 

                                                 NORD

                                                              ♠ J 7

                                                              ♥ A J 4

                                                              ♦ K 7 6 2

                                                              ♣ A Q J 10

                          OVEST

                          ♠ K 10 6 5 

                          ♥ 6 5          

                          ♦ Q 8 3      

                          ♣ K 9 6 5

 

Il vostro attacco di 6  viene catturato dall’A del morto, mentre il dichiarante si affretta a giocare A♣ e Q♣ sulla quale scarta di mano il 9, facendo un impasse di taglio, per nostra fortuna dalla parte sbagliata. Con l’impasse naturale verso il morto non avrebbe pagato il K♣.  Siamo ora in mano con il K♣ e dobbiamo tornare:  in quale colore e perché?

Per un giocatore di esperienza, che poi indovini o meno il ritorno è un altro discorso, l’atteggiamento mentale è automatico la necessità di riflettere dove tornare e perché.

Ragioniamo insieme, cosa che la gentildonna in Ovest non fece, all’epoca, contro Reese. Il grande Terence, dunque, si è gettato a capofitto nel vuoto per scartare il 9 di sulla Q♣ del morto.

Perché, dobbiamo chiederci. Se il giocante avesse avuto in mano una figura del tipo A x x di che motivo avrebbe avuto di eseguire una frettolosa manovra di impasse di taglio?  Nessuna. Dunque o Sud ha la Q x di , e allora il nostro partner ha l’A e quindi dobbiamo ritornare a di corsa, impedendo al dichiarante di scartare un’altra sulle ♣ del morto, ormai franche, lasciandoci a bocca asciutta oppure Sud ci ha teso una trappola di impossibile identificazione.

Nell’ipotesi della Q x Sud avrebbe avuto di sicuro l’A♠perché diversamente che motivo avrebbe avuto di giocare slam? Ora invertiamo gli Assi e diamo al giocante A x x di e non la copertura necessaria a ♠.

Esaminiamo allora la dichiarazione: Sud ha sei carte di , viste in licita, il singolo di ♣, visto dalla giocata di A♣ e Q♣ per lo scarto del 9. Abbiamo quindi ricostruito parte della mano del dichiarante e all’appello manca la divisione dei resti a ♠ e ♦. Ma un dubbio potrebbe venirci: se le fossero settime e non seste? Allora la figura della mano del giocante sarebbe una 3-7-2-1, possibile, o una 2-7-3-1 figura improbabile perché lo scarto sarebbe stato di ♠sulla Q♣e non del 9♦.

Ma ora, prima di mandare in ebollizione il cervello, vi mostro la mano completa.

                                                            NORD

                                                              ♠ J 7

                                                              ♥ A J 4

                                                              ♦ K 7 6 2

                                                              ♣ A Q J 10

                          OVEST                                                         EST

                          ♠ K 10 6 5                                                  ♠ A 9 3 2

                          ♥ 6 5                                                             9

                          ♦ Q 8 3                                                         J 10 5 4

                          ♣ K 9 6 5                                                    ♣ 8 7 3 2

                                                               SUD

                                                             ♠ Q 8 4

                                                            ♥ K Q 10 8 7 3 2

                                                            ♦ A 9

                                                            ♣ 4

Annotate la genialità di Reese: ha scartato una carta non perdente, il 9per invitare Ovest a ritornare nel colore e stendere agevolmente uno slam impossibile, ciò che può succedere contro una signora poco esperta, ma molto veloce e per nulla riflessiva. Per la cronaca la signora non pensò e ritornò a catapulta a regalando il contratto. Io da quarant’anno mi chiedo: e io dove sarei tornato? Non lo so ancora oggi, ma appena ho una intuizione ve la comunico…

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