Ucraina, parliamone…

Ma come si dice Ucraina? Dove va l’accento? E loro, gli Ucraini, l’accento dove lo vogliono? Nemmeno i giornalisti della tele lo sanno perché, se ci fate caso, le poche volte che si parla di Ucraina in Tv, mettono l’accento un po’ dove vogliono. Perché non lo sanno e perchè l’Ucraina non è chic; mica è la “gare de Lyon” che non ha accento ma tutti sanno come si pronuncia.

Euro 2012 servirà anche a questo: a mettere l’accento giusto sull’Ucraìna, che comunque è il paese europeo più vasto dopo la Russia e prima della Francia; e sugli Ucràini – che sono 46.000.000 – chiamando nel modo giusto un paese e un popolo troppo all’ombra della Grande Madre Russia; madre grande e invadente,  che vede uno dei suoi figli provare a camminare da solo.

Metteremo l’accento sui colori: sul giallo oro dei campi di grano, ripreso nella metà inferiore della bandiera nazionale; sull’azzurro del cielo (l’altra metà) e sull’arancione, che ha colorato la rivoluzione pacifica del 2004.

Poi porremo l’accento sulla corruzione, la macchia sulla quale il Paese continua a scivolare e sui finanziamenti UEFA, arrivati con uno scopo preciso e ripartiti per destinazioni ignote. E anche su un leader politico sfigurato dal di dentro da un veleno e un altro, rinchiuso e malmenato anche se è una donna; come fosse un romanzo di Palahniuk, però è tutto vero.

Un altro accento lo riserveremo a Donetsk, che prima di essere una delle città che ospitano Euro 2012 è il luogo di nascita del signor Serhiy Bubka, sei volte campione del mondo e per 35 volte capace di migliorare il record mondiale di salto con l’asta; continueremo con Kharkiv, Lviv fino alla capitale Kiev. Ma l’accento lo metteremo anche sullo sfregio di Chernobyl e sul Dnepr, il fiume che divide l’Ucraìna a metà, dividendo anche la gente, le lingue, le teste, la storia.

Insomma un accento per ogni questione, o quasi, che compone l’identità di un Paese  di cui appunto sappiamo a malapena pronunciare il nome; così lontano nei suoi 2000 e passa km di distanza dalle nostre case ma così vicino perché, proprio in molte delle nostre case, a fare le pulizie oppure a badare ai nostri anziani c’è una donna Ucraina.

E per farlo mi farò dare una mano da alcuni amici Ucraini, conosciuti a Kiev, a Odessa, in Crimea: uomini e donne innamorati critici del loro paese. Sasha, compositore con le finestre di casa spalancate sullo stadio di Kiev, mi dice che sono spariti i cestini dell’ immondizia, per paura di attentati.

Direi proprio che è il caso di parlarne, di Ucraina. Finalmente.

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