Margot ha preso il volo (libero)

Margherita Acquaderni pluricampionessa in aliante è l’unica donna presidente di un club in Italia. E vola con le aquile, ala contro ala

L’idea di volare, da adolescente, non c’era nonostante il padre, gran frequentatore dei cieli, dapprima con il brevetto di pilota a motore poi, alla sua nascita, anche di volo a vela. Nessuno lo contrastava, tantomeno mamma che lo adorava. “Mamma dipingeva, era un’artista, con quattro figli non aveva di che annoiarsi, ma badava soprattutto ad assecondare papà”. E quando l’aliante catturò per sempre Margot mamma le disse: “Ti hanno sciacquato il cervello ma sono fiera di te”.

Margherita Acquaderni Caraffini, meglio nota come Margot, è una donna da raccontare, non soltanto perché dal febbraio scorso è la prima a fregiarsi del titolo di presidente di un club importante del mondo volovelistico. È una sportiva di rango che da metà settembre a febbraio inoltrato, quando in aliante non si vola per le condizioni meteo avverse, si diletta con la corsa, disputa  mezze maratone, inanella chilometri sugli sci di fondo (“la Marcialonga l’ho fatta un po’ di volte”) e nuota.

In quota ha messo alle spalle, sin qui, 3300 ore di volo, 28 primati italiani e 6 partecipazioni ai campionati mondiali. A terra si racconta così: “Sono cresciuta in aeoporto a Bologna, al seguito di papà, ma sino ai 18 anni non mi è mai venuta voglia di volare. L’anno della maturità eravamo a Rieti per una gara di volo a vela – ci muovevamo in roulotte, oppure in camper, eravamo un po’ nomadi -, e quando ho visto arrivare gli alianti la mia vita è cambiata”.

Li ha cominciato e Rieti è stata una predestinazione: cinque anni più tardi conoscerà il marito, pilota di aliante anch’egli, un simpatico varesino, oggi libero docente di chimica industriale, con cui ha fatto tre figli in cinque anni. I figli hanno comportato uno stallo nella carriera: “Per mantenere il brevetto nel periodo volavo solo 10 ore l’anno, il minimo. Ora volo 200 ore l’anno, per capirci”.

L’altro cardine della sua vita è l’insegnamento dell’inglese che ora la occupa part time, cosicché concilia la famiglia (i figli le hanno regalato tre nipotini che adora) il lavoro e lo svago.

Per le sue capacità in aliante deve “riconoscenza ad Adele Orsi, cinque record mondiali, una donna eccezionale” che le ha insegnato tutto a partire dal 1978, anno della sua prima gara in categoria nazionale. Fu subito bravissima, la portarono a cimenti internazionali, anche se vorrebbe minimizzare: “Lo ammetto, è impossibile poter volare a un certo livello se non hai sensibilità e talento, ma hai il vantaggio che ci sai andare per sempre, come in bicicletta, ti può mancare un po’ di allenamento ma le finezze di pilotaggio sono parte di te”.

Il primo aliante che le regalarono era usato e costava l’equivalente di 10 mila euro, adesso ne ha uno “che costa 60mila euro ma per un aliante top ne occorrono sino a 250mila”. Segreti, non ce ne sono: “Per mantenersi ad alto livello si deve volare non meno di 3 volte la settimana, e poi essere fisicamente tonici e allenare la concentrazione”.

In gara bisogna essere estremamente lucidi, non farsi mai ingolosire dal risultato. “Guai osare troppo, significa mettersi in pericolo, la sicurezza è  prioritaria. Parti con le previsioni del tempo più accurate, come quando si va in montagna, e devi prestare la massima attenzione alle condizioni meteo prima che si modifichino in peggio. In volo, come in vela, devi essere molto disciplinato, molto autocritico, conoscere i tuoi limiti e andare con giudizio un po’ oltre”.

Per volare in aliante bisogna avere almeno 16 anni di età e il consenso del genitori. Non c’è età limite superiore, “tanto che un campione italiani di anni ne ha 70. Gli handicappati non hanno difficoltà, il test non è loro precluso”.

Una curiosità, da ultimo. Incontri sgraditi in volo, oltre alle perturbazioni? “Gli unici volatili pericolosi sono le aquile quando hanno i piccoli, perché per proteggerli possono attaccarti, fare dei buchi nella capottina. Un collega si è ritrovato gli artigli conficcati nelle spalle. Ma le aquile, in condizioni normali, sono uno straodinario indicatore, segnalano la termica (la corrente ascensionale; ndr) che noi seguiamo. Con le aquile si volta ala conto ala. Un’emozione impagabile”.

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