Rossella, prossimamente chef a domicilio

La Ratto, accasata in Belgio, prepara un’attività alternativa alla bici da svolgere con la mamma in inverno. Ma prima vuol farsi valere

Rossella Ratto ha preso il volo. Con la bici da corsa verso il Belgio, dove si allena con la squadra, la Hitec Products. Con la mente verso la Norvegia, dove la squadra ha la sede. Con lo spirito verso Svezia e Australia, Paesi che si fa raccontare dalle compagne del team per arricchirsi di storie e culture diverse. “E pensare che giusto un anno fa ero lì che scrivevo la mia tesina per il diploma al Liceo Linguistico Giovanni Falcone di Bergamo”. Mentre si racconta le scappa uno dei tanti sorrisi, luminosissimi. Poi una riflessione: “Si può dire che è un anno che faccio sul serio”.

Liceo linguistico, quindi sapeva già tutto o quasi. “L’ho scelto perché pensavo a un lavoro che mi permettesse di viaggiare pur rimanendo nell’ambito del ciclismo. Il mio modello era Alessandra De Stefano, la giornalista Rai” (non a caso sempre in prima linea agli arrivi delle corse ciclistiche; ndr). Un anno dopo Rossella torna dalle trasferte in Olanda e BelgioBoels Rental Hills classic e Gooik/Geraardsbergen/Gooik – con un settimo e un ottavo posto. “Forse sesto in Olanda. Mi hanno detto che c’è una foto dove la mia ruota è davanti. È importante per i punti, e per le classifiche”.

Lei corre per una squadra norvegese. Contenta della scelta? “Molto contenta. Innanzitutto perché viaggiare ti fa crescere: il vento che vuol dire freddo anche se ci sono venti gradi, le macchine che danno la precedenza alle biciclette; le chiacchierate con le mie compagne che arrivano dall’altra parte del mondo. Quelli del team poi sono brave persone; abbiamo un rapporto impostato sulla reciproca fiducia e professionalità; non mi fanno sentire nessun tipo di pressione. Mi hanno contattato tramite Elisa Longo Borghini che correva già per loro e con la quale ho un davvero un bel rapporto, di fiducia e di stima”.

Il rapporto con un team italiano sarebbe diverso? “Diciamo che in Italia c’è una concezione più dilettantistica del ciclismo femminile, per cui ti dicono tutto quel che devi fare e come. Invece così posso gestirmi come preferisco con la mamma che continua a farmi da preparatore. Faccio gare, stage e relax all’estero mentre famiglia e allenamenti sono a casa: per me è l’equilibrio perfetto. Poi all’estero sembra esserci più passione per il ciclismo femminile che in Italia”.

Forse perché non sapete correre. Così almeno dicono quelli che passano la vita in strada a guardare. “Poteva essere vero fino a una decina di anni fa, quando arrivavano sempre le stesse cinque e le altre potevano restare a casa. Oggi le nostre gare sono sempre più imprevedibili, come quelle degli uomini. Non vince sempre Marianne Vos, che pure è un fenomeno perché si afferma in tutte le specialità”.

La Vos la chiamano la Merckx in gonnella. “Preferisco accostamenti con ciclisti contemporanei. Per esempio il mio idolo è Contador anche se mi sento più simile a un ciclista come Valverde. Giorgia Bronzini invece mi ricorda Oscar Freire. Elisa forse Ivan Basso, ma ho detto forse. Ecco, se anche i giornalisti facessero accostamenti di questo tipo avvicinando il ciclismo maschile a quello femminile, il nostro movimento ne trarrebbe vantaggio. Perché anche noi facciamo spettacolo e non abbiamo nulla da invidiare ai maschi. E comunque al Giro mi è piaciuto Majka: sempre all’attacco”.

Non ha fatto il nome di Vincenzo Nibali che il Giro l’ha vinto e alla grande. Pare che in corsa mangiasse torte con riso bianco, formaggio philadelphia e zucchero di canna. Lo sapeva? “No, ma devono essere proprio buone. Io mangio crostate di riso ma anche il quinoa, che può sembrare riso ma è un vegetale con proteine, aminoacidi e poche calorie. Mi sto anche facendo una cultura sulle farine e sui pani diversi perché sono un’appassionata di cucina. A fine stagione comincerò l’attività di chef a domicilio con mia mamma: andiamo a casa della gente che organizza cene con amici e parenti e cuciniamo per loro. Ci stiamo organizzando, apriremo una partita Iva e lanceremo l’attività, stiamo cercando il nome.

Questo dopo però, che adesso si comincia a fare sul serio: Spagna – Durango Durango – poi Giro del Trentino, campionato italiano e Giro d’Italia. Come si sente in gruppo? “L’anno scorso mi sentivo di troppo! Ma era il primo anno. Quest’anno va molto meglio, sto entrando piano piano nel gruppo.

Signorina Ratto, quando le metterà tutte in fila? Un sorriso: “Forse riesco”. Poi  Rossella guarda lontano e riprende il suo volo.

Leggi anche:

Sempre e solo canzonette?
Mediaticamente – Sotto tono gli sport invernali
Un tuffo negli anni Settanta
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: