Supermoto, le piste e i mezzi

La Supermoto nasce in piste piccole, tortuose, tipiche dei kartodromi alle quali si aggiungeva una parte di sterrato articolata in curve con canale o sponda. L’alternativa era ricavare i circuiti su piazzali asfaltati disegnando con maggior libertà l’andamento del tracciato. Questo modo di intendere la Supermoto ha resistito fino ad oggi e non è raro vedere nel calendario del Mondiale alternarsi strutture permanenti a spiazzi ricavati a volte anche in città, stratagemma utilizzato per avvicinare quanto più pubblico possibile a questo sport.

Tra i molti circuiti presenti vale la pena soffermarci su due:

Pleven: in Bulgaria hanno risolto brillantemente il problema di curare lo sterrato e integrarlo alla pista stradale vera e propria asfaltando anche la parte crossistica della pista. Risultato? Una pista pazzesca, velocissima, con importanti variazioni altimetriche, visto che i salti diventano dei veri e propri trampolini, le cunette piccole rampe e le sponde trattengono i piloti in curva in piega a velocità pazzesche.

In Italia il “Motodromo” di Castelletto di Branduzzo (Pv) ha adottato la stessa soluzione sulla piccola parte di sterrato. Risulta così uno dei pochi circuiti nostrani ad avere la parte crossistica di questa disciplina sempre agevole in ogni condizione meteo.

Mettet non è una tappa del Mondiale, ma è una pista in Belgio sede di un appuntamento fisso come il Superbiker, competizione nella quale si sfidano i non solo i migliori campioni della Supermoto, ma gareggiano anche crossisti del Mondiale e qualche pilota della velocità. La pista di Mettet vede la parte in fuoristrada coprire addirittura il 40% del circuito, contro un circa 15/20% delle normali piste.

In ogni competizione la partenza avviene sempre sulla parte asfaltata, con la classica griglia determinata dalle prove e non dal cancelletto in linea come nel cross.

 

LE MOTO

I mezzi impiegati in queste competizioni derivano in gran parte dalle moto da cross, alle quali si cerca di conservare l’anima da fuoristrada per renderle capace di affrontare salti anche impegnativi, a volte anche doppi e curve nello sterrato sia con canale che con sponda.

La parte asfaltata dei circuiti rende indispensabile utilizzare sulle moto gli stessi accorgimenti tecnici di un mezzo da pista.

Scompaiono quindi subito i giganteschi cerchi del cross con gomme tassellate adatte al fango e terra, sostituiti da cerchi stradali con gomme slick o poco intagliate, spesso abbandonando la camera d’aria, indispensabile nel fuoristrada, per leggeri e performanti cerchi “tubeless”. Alcuni piloti preferiscono addirittura utilizzare cerchi in lega, senza i classici raggi che sono da sempre utilizzati nelle discipline fuoristradistiche.

Il reparto sospensioni viene adeguato alle richieste dell’asfalto, quindi si accorcia l’escursione e le tarature sono più improntate a dare stabilità nella parte asfaltata che assorbimento degli urti in quella sterrata; i freni vengono direttamente dalle corse su strada e quindi compaiono dischi enormi, impensabili nel cross frenati da pinze prese in prestito dalla MotoGp.

Tutti i motori vengono spremuti molto più che nel cross alla ricerca delle maggiori prestazioni sui rettilinei dei circuiti.

La parte più difficile è trovare la giusta alchimia della moto, combinando attitudine al fuori strada con la resa su asfalto, mix difficilissimo da ottenere, ma spesso è l’abilità del pilota a colmare le carenze in uno dei due settori della pista.

 

Presentation Voo Superbiker 2012 from Philippe Lardinois on Vimeo.

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