Ma quanti Abodi sono?

A volte anche i collaboratori più stretti hanno la sensazione che il presidente della Lega di serie B abbia dei sosia o delle controfigure

Una vita piena, da manager per vocazione (e votazione, quando occorre). Giusto per occuparsi di sport dieci e più ore al giorno. Non lo ammetterà mai – gli altri ci marcerebbero, gliela farebbero pagare – ma si diverte come quando ha cominciato, tardi anni Ottanta, dopo la laurea in Economia e Commercio con tesi sulle sponsorizzazioni sportive, alla Luiss di Roma, dov’è nato nel 1960.

Andrea Abodi si permette anche una parentesi da giornalista sportivo ma gioca quasi subito da manager. Direttore marketing della  filiale italiana del Gruppo McCormack, spazia tra grandi eventi e la gestione dei campioni. Poi, per variegare le competenze, si cura dei diritti multimediali delle manifestazioni sportive.

Due passi per volta e, non per caso, lo troviamo tra i fondatori di Media Partners di cui diventa Vice Presidente Esecutivo. Poi affretta il passo e comincia a giocare tra pubblico e privato: Presidente in Arcea Spa, in Medialazio srl (qui si manifesta compiutamente il calcio, è un primo segnale di che cosa farà da grande) e in Astral Spa. Consigliere di Amministrazione di Coni Servizi dal 2002 al 2008, l’anno dopo si occupa di baseball, ma l’evento è straordinario, è la World Cup in Italia di cui Abodi è Vice Presidente Esecutivo e Direttore Generale. Il baseball è l’ennesimo pretesto, lo appassiona ma non quanto il calcio e i Giochi cari a de Coubertin.

Due candidature olimpiche da gestire come direttore marketing, entrambe per la Capitale, e poco conta che altri facciano meglio. La prima volta, per Roma 2004, vince Atene, la seconda per Roma 2020 dopo aver battuto l’opposizione di Venezia, hanno la meglio le ritrosie del governo Monti.

Nel 2010 lo vogliono in corsa per la Lega calcio di serie B e ne diventa presidente nel mese di settembre, dopo testa a testa con Michele Uva. Vince di un voto, quanto basta, alla terza tornata. Nella Lega disgiunta da quella di A costruisce uno staff di otto persone che a volte sembrano il doppio o il triplo. Per loro stessa ammissione un po’ si affannano. Uno si occupa di charity, di responsabilità sociale, un vecchio pallino di Abodi; uno di sviluppo degli stadi (il progetto si chiama B Futura (mica tanto, a dire il vero). Un collega dell’ufficio stampa.

Tiene il suo passo, frettoloso, il direttore generale, Paolo Bedin, l’altra faccia della Lega di B. I due s’intendono, si integrano, hanno idee e sono sempre in spinta. Abodi, in ogni caso, accelera. Rischia solo di rimanere ostaggio delle sue abitudini perché risponde a tutte le mail che riceve e telefona anche a chi lo insulta per capire. Lo fa da sempre, perché bisogna essere vicini a quelli che il calcio lo amano, anche se a volte sono indietro di trent’anni.  Mica tutti hanno capito il Salary Cup – 150 mila euro di compenso salariale fisso più 150 mila di premi individuali e di squadra che si dividono in 75 e 75. sforando si determina una penalizzazione finanziaria – ma Abodi imperterrito lo spiega.

Gioca ancora a calcetto, una volta la settimana. I due figli lo reclamerebbero per loro, è quasi sempre in giro per lavoro – giornate intense trascorse alla guida (non ha l’autista, ci mancherebbe) con l’auricolare per chi telefona – ma capiscono: papà è fatto così.

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Andrea Abodi sarà ospite mercoledì 5 giugno alle 20.30 di Italia 7 Gold dove avrà luogo un ampio dibattito sui progetti della serie B di calcio, presente anche l’editore di SportivamenteMag

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