Dario Betti guarda lontano

Ieri all’Agorà di Milano il cinque volte iridato di pattinaggio artistico a rotelle ha ufficializzato l’addio, con gratitudine, alla sua vita precedente. Lo ha fatto con semplicità dicendo “ghiaccio, sto arrivando!”. E punta, con una buona dose di umiltà, al traguardo delle Olimpiadi coreane del 2018

Voltar pagina, cambiare sport, anche scegliendone uno in apparenza affine, è un bell’azzardo. Significa rimettersi in gioco, decidere che i titoli mondiali a ripetizione contano relativamente e la possibilità di dominare a lungo una disciplina non è una prospettiva esaltante. Ancor più difficile è scegliere di cambiare sport a soli 21 anni, soprattutto se ti chiami Dario Betti e sei acclamato ovunque come il più grande pattinatore a rotelle in attività.

Però nella vita si cambia, se si hanno le idee chiare, e Dario ha deciso di lasciare il pattinaggio artistico su rotelle per quello su ghiaccio.

La scelta andava motivata e Dario lo ha fatto con semplicità, raccontandosi ieri all’Agorà, da pochi mesi la sua seconda casa milanese, oltre che la società per la quale è tesserato. “È stata una decisione maturata di recente, appena dopo il Gran Premio di Firenze (gennaio;ndr). Ci pensavo da un po’, da Cannes 2012 in cui avevo intravisto un altro mondo. Il ghiaccio, mi dicevo, può rappresentare un’opportunità”.

Non per questo ha dimenticato la sua vita sportiva precedente, per cui è grato “a tutti coloro che mi hanno consentito di diventare qualcuno, allenatori, tecnici e Federazione, oltre ai tifosi che mi hanno accompagnato con un calore straordinario”.

Poi è passato, divertito, a esaminare l’approccio al ghiaccio, che risale al marzo scorso: “La prima settimana è stata traumatica, ero consapevole delle difficoltà a livello tecnico ma non immaginavo quante e quali fossero. A partire dalla tecnica di salto, ma soprattutto la pattinata. Ho dovuto ricominciare da zero, la postura, l’assetto, le inclinazioni. Quando mi dicono che sono due sport gemelli, penso che si riferiscano alle sole scarpe”.

Sollecitato, chiarisce l’impaccio iniziale: “Ancor prima di preoccuparmi della tecnica, ho dovuto letteralmente resettare il mio approccio mentale. Sulle rotelle la parola chiave era potenza; ora, sul ghiaccio, le qualità più importanti sono l’agilità e la reattività. Anche i muscoli sono sollecitati in modo differente, tanto che all’inizio ho sofferto molto per ritrovare la giusta forma fisica. Ora posso dire: ghiaccio, sto arrivando!”.

Al suo fianco, suoi primi tifosi (“li ringrazio, credono in me”) ci sono Lucia Civardi, allenatrice che ha seguito, tra gli altri, atleti importanti come Marco Fabbri, vice campione italiano nel singolo maschile nel 2007. E ancora, la coreografa Barbara Riboldi. Completano lo staff Corrado Giordani, ballerino e coreografo e il preparatore atletico Mirko Botta.

Chi si affannava a chiedergli cosa si aspetta di poter fare e in quanto tempo pensa di raggiungere il livello che gli compete, non ha trovato alcun proclama: “Ho voglia di sapere quanto valgo ma so benissimo che sul ghiaccio parto da zero. E il mio passato sulle rotelle non c’entra, è un altra storia. Parlare in questo momento di risultati sportivi è prematuro, il primo traguardo è partecipare a ottobre a qualche gara. Il primo vero impegno saranno gli Italiani a dicembre. Lì comincerò a tirare le somme, sperando di acquisire il punteggio necessario per partecipare a competizioni sempre più importanti. Poi si vedrà”.

Ulteriormente sollecitato, Dario però si lascia andare, spalancando un sorriso: “L’ambizione massima? Poter partecipare alle Olimpiadi 2018, quelle in Corea. Il traguardo è quello”.

LA SUA SETTIMANA DI LAVORO

Dal lunedì al venerdì Dario è impegnato in due sessioni, ciascuna di due ore, di allenamento sui pattini agli ordini di Lucia Civardi, due o tre volte la settimana affiancata dalla coreografa Barbara Riboldi. Poi le 8 ore settimanali di palestra, tra pesi e attrezzi (sta lavorando molto per potenziare la velocità e la rapidità). Completano la preparazione le sedute di danza classica; in totale 6 ore settimanali per lavorare sulla postura, il coordinamento e l’armonia dei movimenti.

I PRIMI TIFOSI DI DARIO

Dario Betti oltre che sull’esperienza dei tecnici dell’Agorà Skating Team, può contare su Pompeo Guarnieri, presidente di Agorà, sugli sponsor tecnici Edea Skates e Mokà Abbigliamento e sul sostegno dell’azienda Umbra Pompe, della rivista dedicata al pattinaggio Doppio Axel e dell’Agenzia di Comunicazione e Relazioni Pubbliche Nevent.

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