Giancarlo Ferretti, sull’onda dei ricordi

L’altra sera, al ristorante Marchesini di Ravenna, il Panathlon ha organizzato una interessante serata conviviale dedicata a Giancarlo Ferretti, per il milieu ciclistico Ferròn, che ha presentato il suo libro autobiografico dal titolo “Mi chiamavano sergente di ferro”.

Ne è sortito un dibattito fatto di ricordi, aneddoti e storie. Ferròn avrebbe desiderato parlare per ore del suo libro, ma aveva a fianco a una leggenda del nostro ciclismo, Ercole Baldini, 80 anni portati benissimo.

Facile, per me che presentavo la serata, ricordare che l’uomo di ferro nella storia del ciclismo si chiamava Gino Bartali. e ho ribattezzato ammiraglio di ferro Giancarlo Ferretti, a detta di Baldini (e non solo) un uomo d’oro per l’impronta lasciata in questi ultimi trent’anni. Con grande competenza, maestria, fiuto, determinazione e autorevolezza Ferròn è riuscito a plasmare numerosi atleti, trasformandoli in campioni. Li ha voluti ricordare tutti, da Felice Gimondi suo capitano e compagno di camera a Petacchi, passando per Baronchelli, Contini, Bugno, Argentin, Bartoli, Cassani, Cancellara e lo stesso Nibali.

Un ammiraglio longevo nel ciclismo, secondo soltanto a Eberardo Pavesi, detto l’Avocatt, iimmortalato in uno dei libri migliori di Gianni Brera, pubblicato nel 1964 (“L’avucatt in bicicletta”.) Il compianto Gioanbrerafucarlo racconta in quel libro la storia del pionierismo ciclistico, attraverso le vicende e le testimonianze di un atleta come Pavesi, primo italiano a portare a termine un Tour (1907, quello vinto da Petit Breton, all’anagrafe Lucien Mazan), e anch’egli vincitore di un Giro (1912), anche se di un’edizione non ancora colorata di rosa (la maglia simbolo venne istituita soltanto nel 1931), in cui veniva premiata la squadra e non il singolo. Trionfò l’Atala dei 3 moschettieri Ganna, Galetti e Pavesi, il più furbo e chiacchierone dei quali era appunto Pavesi.

Giancarlo Ferretti ha avuto qualcosa in più di Pavesi, ha studiato il ciclismo e i corridori grazie all’esperienza sul campo e agli studi condotti, frutto degli insegnamenti di Elio Rimedio. Nel suo libro ne parla diffusamente.

La serata è filata via liscia, tra battute e aneddoti. C’erano anche gli amici di sempre di Giancarlo, tutti romagnolo: Giovanni Cavalcanti, un altro gregario storico di Gimondi, Gilberto Vendemiati e Gino Maioli, quest’ultimo massaggiatore non solo di Felice ma  di tanti altri campioni, per una decina di anni.

Non sono mancati i ricordi nei confronti di coloro che se ne sono andati troppo presto: Pantani e poi l’inseparabile compagno di avventura di Giancarlo, Carletto Chiappano.

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