La B precede la A, a livello di Lega calcio

La Lega Serie B, per fortuna, si muove di più e meglio della consorella di A, dilaniata dalle differenze di censo che, da sempre, la connotano. Vien da dire che l’ordine alfabetico andrebbe modificato, la B dovrebbe precedere la A, anche se i soliti malfidenti si ostinano a classificare qualsiasi decisione emerga dalla pattuglia guidata da Andrea Abodi come “di comodo”, “elettoralistica” (anche quando non è tempo di pietire consensi) senza dimenticare gli “sfrenati populismi” che hanno bollato l’ultima decisione, quella di destinare, in occasione dei playoff in corso, il 10 per cento dell’incasso alle zone terremotate dell’Emilia.

Se vi è sfuggita, richiamiamo la motivazione del provvedimento, di disarmante semplicità: “Nella consapevolezza che a un anno di distanza c’è ancora tanto da fare. luoghi da ricostruire, spazi sociali da ricreare, un’economia e quindi un’occupazione da sostenere, la famiglia della Serie B non dimentica e si impegna nuovamente, con contributi concreti, ad aiutare luoghi martoriati dal sisma dello scorso maggio”.

Di nuovo? si è domandato un idiota di lungo corso.

Già, perché il provvedimento del 10 per cento legato a play off e play out nella scorsa stagione, è una replica. Allora furono raccolti 150mila euro per contribuire alla nascita di tre centri di comunità realizzati dalla Caritas a Medolla, Fossa di Concordia e, quest’ultimo ancora da ultimare, a Mirandola. L’operazione fa parte delle attività di B Solidale, la piattaforma di responsabilità sociale della Lega Serie B.

Come si diceva una volta – e si dice ancora – tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, nel caso chi decide.

Chi decide è sempre lui, il “demagogo Abodi” (così lo chiamano i suoi… estimatori). Che una ne fa e cento ne pensa, secondo – anche qui – antico adagio: pochi giorni si è reso interprete di un richiamo che alcuni hanno bollato come “aria fritta”.

Presentando i play off e gli arbitri chiamati a disciplinarli, Abodi si è rivolto ai calciatori chiedendo che gli impegni conclusivi del campionato si ispirassero alle “facce positive del calcio e non sempre e solo quella negativa delle polemiche e dei sospetti. Sentitevi responsabili dei vostri comportamenti e di vestire la maglia che indossate. Se i vostri appassionati leggeranno in voi questi atteggiamenti entreranno più volentieri negli stadi e vi sosterranno con ancora più calore”.

Possiamo pensare di inserire Abodi nella categoria degli educatori, senza che nessuno se ne risenta?

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