L’opinione di Luciano

«È una questione di targa, il campanilismo è radicato ovunque, anche tra noi arbitri. E poi, altro problema nostrano, chi valuta, chi controlla non è abbastanza preparato. Ci sono partite, mi è capitato molto spesso, in cui ho ricevuto i complimenti da entrambe le squadre. In un mondo, quello sportivo, in cui chi perde piange e chi vince è orbo è un miracolo. Nonostante questo la valutazione dell'osservatore poteva essere critica e insufficiente»

Premessa, tu arbitri un po’ all’inglese.

È vero, al contrario delle richieste della tribuna e della panchina – che vorrebbero ogni fallo fischiato, anche se ininfluente ai fini dell’azione – cerco di privilegiare la continuità, attraverso un uso sapiente della materialità.

Chiariamo in favore dei lettori.

Per materialità si intende la capacità di un arbitro di rendere fluido il gioco. Di capire, attraverso il livello dei contendenti, l’importanza della partita, dei sentimenti in capo, il metro di giudizio e l’applicazione del regolamento. Esempio banale: se le due squadre lanciano entrambe storto in touche (la rimessa laterale ndr) è inutile continuare a bloccare il gioco, è frustrante, noioso ed è meglio chiudere un occhio e – piuttosto – concentrarsi su un altro fondamentale.

Il problema italiano?

La considerazione dell’arbitro, da cornuto in giù. A seguire la voglia di vedersi fischiato un fallo. In Gran Bretagna, alla pari del calcio, vogliono che si fischi poco ma bene. È la mentalità a fregarci. Poi, è umano, vediamo sempre le scorrettezze altrui e mai le nostre.

Ci hanno detto che la tua carriera è stata “sbloccata” grazie ai giudizi lusinghieri di rappresentanti delle Union britanniche.

Effettivamente essere apprezzato all’estero funziona. Ci si riferisce a un Sei Nazioni U18 in Irlanda. Ho avuto ottime valutazioni e in diversi mi hanno chiesto: «Perché non arbitri (almeno) in Challenge Cup (la Coppa Uefaovale ndr)?». Comunque la politica – che una volta contava anche di più – riguarda, in particolare, le occasioni. Opportunità, per gente che non ha fatto l’altissimo livello e che non conosce i baroni, poche. Però ci sono, io ne sono la prova.

Torniamo alle targhe.

Diciamo che se uno è scarso ai piani davvero alti non ci arriva. Però, in caso di raccomandazione, si è facilmente perdonati, alcune sviste passano in cavalleria, e si viene riproposti ad arbitrare grandi match. Alcuni cascano sempre in piedi.

Un esempio?

Una volta per non so quale problema con la macchina o la nebbia, un collega non si è presentato a un match di coppa, mica un concentramento di minirugby (sono chiamati così i tornei junior ndr). Partita saltata. Io mi sarei vergognato, magari anche dimesso. Lui è stato riproposto, sempre in coppa.

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