Il tempo delle biglie

Non è una questione di età e nemmeno di nostalgia. Oppure sì. Mi mancano tanto le biglie di plastica con all’interno le testine o il mezzo busto dei ciclisti. Con poche lire te ne davano una reticella

E ci trovavi di tutto, non soltanto i campioni ma anche gregari dai nomi strani: Chiodini, Falaschi, La Cioppa, Pettinati. Come capitava.

Mio cugino Roberto, perdente nato, sceglieva sempre il brocco del gruppo. E vinceva. Ricordo che in spiaggia, dopo il bagno, ci dannavamo a costruire piste sempre più grandi, compete di salite e gran premi della montagna. Ed era come organizzare un Giro d’Italia a tappe.

Su un foglietto annotavamo i nomi dei vincitori, i distacchi in centimetri o in metri e alla maglia rosa dovevi pagare una granita. Una volta ne divorai 7 e dovetti correre in bagno chissà quante volte.

Però ero felice di aver vinto con Balmamion, che, guarda caso, proprio quell’anno (1962) aveva vinto il primo dei suoi due Giri consecutivi. A dire il vero non mi era molto simpatico con quel suo viso da cinese ma dovevo accontentarmi.

Io sognavo le imprese di Coppi, ma non potevo far correre il Campionissimo, perché non c’era più e anche da vivo non avrebbe potuto partecipare. Valevano solo i corridori in attività, ai tempi miei.

Esistono ancora le biglie? Forse da qualche rigattiere o in alcuni mercatini le si potrebbe riintracciare e, potendole acquistare – magari sono carissime proprio perché introvabili – magari tornare a vederle in azione sulla sabbia o in cortile.

Già, nel mio cortile, non tiravamo soltanto calci a un pallone ma spingevamo con il dito indice o medio della mano le nostre biglie predilette. Una volta, con un po’ di calce, realizzammo una bellissima pista, lunga una decina di metri, con tanto di curve, saliscendi e il gpm. Era una pista sicura e fissa, non come quelle che improvvisavi sul bagnasciuga una mattina e il giorno seguente era stata cancellata dalle onde.

In quella pista magica, che nessuno avrebbe mai demolito, facevamo gareggiare i nostri miti. Campioni di epoche diverse. Coppi, Bartali, Magni, Baldini, Nencini, Anquetil, Bobet, Van Steenbergen, Koblet, Kubler. E sognavamo, dimenticando per un paio di mesi Juve, Milan, Inter e Bologna.

Come premio al vincitore un gelato. Avevamo deciso di premiare anche la maglia nera. In pallio c’erano delle caramelle per addolcire il palato dell’ultimo arrivato. Fa anche rima.

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