Anche un tentato omicidio

Caro direttore,

il campionato di calcio più brutto degli ultimi anni si avvia alla sua stanca conclusione nel peggiore e al tempo stesso più significativo dei modi: con l’ennesima dimostrazione di becero razzismo e nientemeno che con una denuncia per tentato omicidio.

L’episodio di razzismo si è registrato a Milano. L’obiettivo era, come troppe volte è successo da quando è tornato in Italia, Mario Balotelli, gli autori una trentina di volgari tifosi romanisti. A un certo punto, assordato dagli “uh”, l’arbitro è stato costretto a sospendere la partita del Meazza per quasi due minuti. Soltanto allora, per timore di perdere lo spettacolo e non certo per convincimento, i tifosi hanno smesso di uheggiare.

Questo a Milano, sede della prossima Expo.

Ma sono anche peggiori le notizie che arrivano da Torino, dove si sono registrati nella notte due arresti per tentato omicidio. L’accusa pesa sulle teste vuote di due ultras del Torino, di cui è inutile che io faccia i nomi, che il 1° dicembre scorso, in occasione del derby, hanno aggredito e quasi ammazzato un tifoso della Juventus. Dopo cinque mesi di indagini la Digos li ha incriminati e attualmente sono in galera. Uno ha venticinque anni, l’altro trenta. Il totale dei due cervelli non supera lo zero.

Poteva finire peggio questo desolante campionato? Non bastavano gli sciagurati arbitraggi che hanno contrassegnato buona parte della stagione? Non era sufficiente assistere alle follie di presidenti schizofrenici capaci di cambiare allenatore dopo ogni sconfitta (Zamparini)? Sai quante squadre hanno cambiato panchina quest’anno?

Senza contare la Juventus che ne ha avuti tre (Carrera, Alessio e infine Conte) per motivi disciplinari e non tecnici, l’elenco comprende Roma, Chievo, Cagliari, Sampdoria, Genoa, Palermo, Siena, Pescara. Se consideriamo che il solo Palermo ne ha provati quattro (Sannino, Malesani, Gasperini, di nuovo Sannino) possiamo concludere che ci sono mestieri più sicuri di quello di allenatore di una squadra di calcio. Ma non solo.

Con Cellino a piede libero non è sicuro neppure il mestiere di custode del campo perché il presidente del Cagliari si diverte a cambiare non solo le panchine ma anche gli stadi, giocando una volta a Cagliari, l’altra a Is Arenas, poi a Trieste, poi chissà dove.

È stato un campionato così, imprevedibile nelle piccole cose, scontato nella sostanza. La giornata di ieri, graziadio la penultima, non ha detto assolutamente niente, limitandosi a ufficializzare quanto era già scritto, ovvero la retrocessione di Palermo e Siena che si aggiungono al Pescara, già condannato dal giorno in cui lasciò andar via Zeman.

Rimane soltanto una minima incertezza che riguarda il terzo posto, in ballottaggio tra Milan e Fiorentina. È il piazzamento che dà diritto a partecipare ai preliminari di Champions League, un’incertezza che sinceramente non riesce a togliermi il sonno.

È tutto finito, dunque. Ma, come dicono le antiche massime, morto un campionato se ne fa un altro. Gli addetti ai lavori sono già in attività perché fra tre mesetti si ricomincia.

Speriamo bene…

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