C’è ancora la Festa di maggio?

Interrogativo legittimo quello di Boccaccini, alimentato non solo dalla nostalgia che coglie (sempre) i vecchi suiveurs del Giro d’Italia

Nella mia sconfinata biblioteca, dove trovano posto centinaia di volumi dedicati al ciclismo, ho ritrovato un libro a me caro. L’autore è Orio Vergani, grande giornalista e scrittore, il suiveur-principe di tanti Giri e Tour, coppiano fino al midollo, padre di Guido e Leonardo, giornalisti pure loro. È intitolato “Festa di maggio” ed è stato pubblicato dalla SEI nel 1940.

La festa di maggio era – e forse è ancora – il Giro d’Italia. Il sottotitolo è il seguente: “Racconti e bozzetti sportivi”. Soltanto il ciclismo e nella fattispecie il Giro poteva prestarsi a tanto, visto che era lo sport del popolo, quello più amato e seguito, e pure una occasione per poter raccontare una storia ricca di storie.

La narrativa lasciava spazio alla lirica. Penso all’altro bel libro, pubblicato negli anni ’30 e scritto da Achille Campanile, intitolato “Battista al Giro d’Italia”. O alla raccolta di racconti, seguendo l’itinerario del Giro 1949, firmati da Dino Buzzati. Tutti gli sportivi attendevano con ansia il mese di maggio, i primi caldi, lo sbocciare dei fiori e il Giro d’Italia.

Adesso il mese di maggio è inflazionato da eventi e avvenimenti di varia natura. Sempre coincide con la fine del campionato e le finali delle Coppe di calcio, per non parlare di mille altri avvenimenti. Se entrate in una scuola media e chiedete se sanno chi sono Nibali, Wiggins e Cavendish, potreste incorrere in risposte del tipo: “Boh! Forse marche di elettrodomestici”.

La cosa importante è tifare Juve, Milan o Inter. Il resto non conta. Allora contava eccome, perché non c’era la TV e la radio ti faceva sognare. Adesso ci sono i social network e i telefonini ma i sogni stanno scomparendo. E pensare che il sogno, come diceva qualcuno, è il miglior nutrimento dell’anima così come il cibo lo è per il corpo.

E allora chiudiamo gli occhi, mentre ascoltiamo le voci di Pancani, Cassani, Martinello e compagnia e proviamo a sognare. È ancora possibile? Temo proprio di no. Non lo dico con pessimismo o nostalgia. Forse manca quel contesto, altre voci (radiofoniche) quell’ambiente, quella semplicità, quella passione e quella ricchezza interiore.

Oggi si corre troppo, si parla troppo e i messaggi non ti arrivano più al cuore ma sfuggono, scivolano come una delle tante cadute a cui assistiamo durante la corsa rosa, che, forse , è rimasta una festa ma di cui non riesci piu’ a gustare momenti e storie che rallegravano il cuore.

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