Ciclismo minore, anzi infimo (e infìdo)

Vi proponiamo la storia di un tecnico donna, Rossella Galbiati, di colpo invisa all’ambiente e sospesa per addebiti mai provati. Lei chiede chiarezza e le scuse di chi le ha fatto un torto. Non le avrà

Di mesi ne sono passati quasi otto, senza che nessuno si sia fatto vivo dopo il can can iniziale, ben evidenziato da alcuni interventi censori nel sito www.tuttobiciweb.it, seguitissimo nell’ambiente ciclistico, che ha cavalcato la storia, si è fatto leggere. L’involontaria protagonista è Rossella Galbiati, in passato gloria del ciclismo femminile, ben nota come educatrice di giovani ciclisti nella sua Corsico, nel Team che porta il nome di famiglia e in quel momento tecnico degli esordienti su incarico del Comitato Regionale Lombardo della Federciclismo.

L’incarico lo ha onorato sino a settembre 2012, quando è stata raggiunta da un provvedimento di sospensione che il Presidente del Comitato regionale lombardo le ha anticipato via mail. Cautelativo, in attesa di accertare eventuali responsabilità. A seguire un silenzio assordante: nonostante i suoi tentativi di farsi ascoltare più nulla è accaduto: non l’istruttoria, non un confronto, non un verdetto.

Tutto ruota intorno a un’iniziativa dei ragazzi affidati dal Comitato regionale alle sue cure, per gli impegni di rappresentanza – un suo corridore ha vinto il campionato italiano su strada 2012 – che nell’agosto scorso inviarono in Comitato una lettera, in cui chiedevano che si prendesse in considerazione la Galbiati come tecnico non più degli Esordienti ma degli Allievi, perché li potesse seguire anche nel 2013. Un’iniziativa ritenuta inopportuna, fuori luogo, che avrebbe potuto essere risolta con un sorriso e un avviso ai giovani questuanti, del genere “non potete scegliere voi il tecnico che vi va più a genio”.

Nulla di tutto questo è accaduto, anche perché qualcuno, in Comitato, era convinto che di quella lettera la Galbiati fosse l’ispiratrice. Di qui il provvedimento di sospensione in attesa dell’istruttoria che non c’è stata.

Segue dimenticatoio, il consueto oblio, peccato che la Galbiati attendesse un verdetto. E a questo punto attende anche delle scuse, perché nel piccolo mondo antico del ciclismo le voci girano e le domande maliziose pure. “Come mai Rossella, cos’è successo?” E lei impossibilitata a rispondere se non un interlocutorio “mi sapranno dire”. Nulla le hanno saputo dire, nonostante una segnalazione dell’accaduto a Roma, alla Procura del Coni. La vicenda la rammenta bene solo lei, gli altri fanno tutti i pesci in barile.

Come finirà questo fatto di ciclismo minore, anzi infimo? Con un nulla di fatto. Nessuno si scuserà perché non usa farlo.

Ma almeno noi la storia ve l’abbiamo raccontata.

Talvolta la verità e la giustizia si fanno compagnia, anche se la seconda si defila.

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