La Celtic League, vista da Treviso

Oggi l’epilogo del torneo per franchigie giocato da gallesi, scozzesi, irlandesi e italiani. Il Benetton alla ricerca del decimo successo stagionale in casa degli Scarlets, quarti in classifica e con un piede nei playoff, nell’analisi di Leonardo Ghiraldini, tallonatore dei biancoverdi e della Nazionale che nel 2014 ha in mente i playoff di Celtic League

 

Stasera, al Parc y Scarlets di Llannelli, si conclude la miglior stagione in Celtic League per il Benetton Treviso, dalla scorsa settimana matematicamente certa del settimo posto. Rispetto all’anno passato – ottima andata, disastroso ritorno – la squadra di Franco Smith ha centellinato meglio le energie, sfruttando l’ampia rosa (42 i giocatori a contratto) per fare punti pesanti durante test autunnali e Sei Nazioni, quando diverse avversarie si trovano a lanciare a mucchi i giovani in campo.

Qualche rimpianto per le occasioni perse nei finali di partita (con Connacht, venerdì scorso, la decima vittoria e conseguente record – è sfumata all’ultimo secondo) ma un percorso, quello della Benetton, studiato a tavolino dalla dirigenza tre anni or sono e avveratosi senza troppo dannarsi: è bastato impegnarsi, puntare sui giovani e trattenere i top player piuttosto che far cassa e rischiare sul mercato.

A parole è facile ma come ci spiega Leonardo Ghiraldini, titolare del numero due qui e alla corte di Jacques Brunel, «non c’è settimana in cui la concentrazione o l’intensità rischiano di calare. Nemmeno durante le feste di Natale, quando ci tocca il doppio appuntamento con le Zebre. Ai giornalisti dico sempre ‘venite a vederci all’allenamento: capirete tanto della mentalità vincente di Treviso’. Il gruppo è molto forte e nel rugby la coesione di squadra conta veramente tanto per i risultati».

Leonardo, è stata una stagione ottima, sia con il club che con la Nazionale. Un bilancio?

In azzurro sicuramente positivo: buoni i test autunnali, due vittorie magnifiche al Sei Nazioni (Francia e Irlanda) e, soprattutto, la soddisfazione di uscire a testa alta da Twickenham con l’Inghilterra. Non capita tutti giorni. Per quanto riguarda il Benetton siamo soddisfatti di quanto fatto ma, personalmente, mi sarebbe piaciuto trovarmi almeno un gradino più in alto in classifica. Era alla nostra portata.

Diciamo che oltre alle vittorie contro Munster e Ospreys avete proposto “suicidi” come con Connacht settimana scorsa.

Ci manca ancora qualcosa in termine di gestione del gioco. Non sempre riusciamo a controllarlo, soprattutto nei momenti chiave.

Rivedendo la partita con gli irlandesi che analisi ne avete tratto?

Qualche errore l’abbiamo fatto ma abbiamo giocato con grande continuità, trovando il vantaggio molto spesso. C’è da essere soddisfatti perché creiamo veramente tanto, ora dobbiamo lavorare per concretizzare tutto questo gioco.

Cos’è cambiato rispetto all’anno scorso, quando avete pregiudicato un ottimo avvio con un filotto di sette sconfitte consecutive?

La preparazione e la gestione del gruppo. Non che fosse sbagliata, intendiamoci. Probabilmente avevamo bisogno di una stagione di transizione per presentarci a questa con più personalità.

La differenza chi l’ha fatta?

È il primo anno in cui possiamo concentrarci sui dettagli, il torneo è veramente impegnativo tra avversari e trasferte (le due franchigie italiane, ovviamente, sono svantaggiate rispetto alle celtiche ndr) e non basta la preparazione atletica e il talento dei singoli. Sono convinto che i giovani, o chi non è abituato a questo livello, impari ogni settimana qualcosa da questo campionato.

Alcuni andranno via (Benvenuti, Burton, Iannone, Toniolatti ndr), cambierà qualcosa?

La rosa sarà comunque di 38 giocatori e vedendo la crescita dei giovani non mi preoccupo. Pensate a Campagnaro, MVP con Connacht: quest’anno ha giocato poco con noi ma adesso è pronto per questo livello. Finché rimaniamo il blocco principale della Nazionale non posso preoccuparmi.

Per quanto ti riguarda, proposte concrete da altri club ce ne sono?

Non sono mai mancate ma è stata una scelta rimanere a Treviso, penso che si possa davvero puntare ai playoff di Celtic (primi quattro posti) e ai quarti di Heineken Cup (traguardo mai raggiunto da un’italiana). Raggiungere questi risultati con Treviso sarebbe il massimo e, finalmente, potremmo reggere il confronto club-nazionale: la disparità di interesse è un problema irrisolto del nostro movimento.

Conoscendo il tuo carattere riservato e tranquillo, come vivi la notorietà, le richieste degli sponsor, il fatto di essere testimonial Diadora?

Con grande leggerezza, non mi prendo troppo sul serio. Il nostro sport sta crescendo, è normale che nascano queste opportunità. Mi diverto e ci rido: non vi dico delle innumerevoli prese in giro tra compagni…

Tornando a oggi, come vedi l’ultimo incontro con gli Scarlets, battuti 22-20 all’andata?

Non dal campo, dato che con gli irlandesi mi sono slogato un dito e ho compromesso i legamenti. Per il resto, loro sono quarti e devono guardarsi dagli Ospreys, quattro lunghezze indietro e impegnati con un Leinster fuori dai giochi. A loro servono due punti, giocano in casa e settimana prossima potrebbero fare i playoff… Sarà un match giocato a viso aperto, divertente e interessante. (Differita Sportitalia 2, 21.45)

Leggi anche:

Poi non li sento più
Totti, analisi di un fenomeno
Quando Bolt non era ancora al mondo
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: