Supermoto, tre in uno

Una categoria che somma una triade di specialità: il Dirt track (da noi Speedway), il Motocross e le Corse in pista con moto stradali

La nascita di questa disciplina motoristica risale alla fine degli anni settanta negli Stati Uniti. La leggenda vuole che sia stata una Tv, la ABC, ad organizzare il primo evento, chiamato per l’occasione “Superbikers” che racchiudeva in un’unica nuova categoria il meglio di tre differenti specialità: il Dirt track, il Motocross e le corse in pista con moto stradali. Il Dirt track, disciplina poco diffusa in Europa (dove è meglio nota come Speedway) era invece piuttosto seguita negli USA in realtà servì solo a reclutare campioni da confrontare con quelli delle altre due competizioni per decretare chi fosse il pilota più completo e versatile.

Di fatto la Supermoto è una giusta miscela di motocross, sia per l’origine dei mezzi che per una parte del tracciato con sterrato, salti e curve con sponda che della velocità in pista,  per l’uso di gomme ed impianti freno di derivazione stradale e per la superficie che domina la maggior parte della pista, l’asfalto.

Grandi campioni del motomondiale come Eddie Lawson, Wayne Rainey, Freddie Spencer e Kenny Roberts, che usavano il Dirt track come allenamento per aumentare la sensibilità durante le perdite di aderenza in curva, parteciparono subito volentieri a questa formula rivoluzionaria ed alcuni di loto colsero anche qualche vittoria.

Nel vecchio continente è la Francia a cogliere l’opportunità di far crescere una nuova e spettacolare disciplina e già un paio di anni dopo il primo evento Statunitense viene organizzata a Carole la prima gara in assoluto di Supermoto e qualche anno più tardi, viene organizzato il primo campionato nazionale.

Da specialità nata per confrontare piloti provenienti da altre discipline, si evolve in competizione a se stante, con piloti nati e specializzati in Supermoto, anche se la disciplina d’origine quasi sempre è il motocross che consente di superare agilmente le parti sterrate del circuito.

Dopo una fase iniziale di grandissima espansione, con un culmine per popolarità ai primi anni 2000 questo sport si è notevolmente ridimensionato: l’aumento esponenziale dei costi ha trasformato la Supermoto da pratica tutto sommato economica, vista la relativa semplicità dei mezzi a sport d’elite in cui un’evoluzione tecnica senza dubbio importante è seguito un tracollo degli sponsor, non più in grado di sostenere le cifre iperboliche necessarie per vincere gare e campionati.

La ricerca spasmodica delle prestazioni ha infatti introdotto da prima dosi massicce di elettronica, fino ad arrivare per alcune scuderie a sofisticati sistemi di rilevazione dati e controllo di trazione, poi ha spinto al limite la ricerca sulle sospensioni e sulle gomme, con scuderie che bruciavano anche solo per test di sviluppo decine di pneumatici all’ora.

Le piste sulle quali si disputano i campionati, spesso derivano da kartodromi, con fitta sequenza di curve strette e tortuose, alla quale si affianca una parte in fuori strada.

Considerata la relativa bassa velocità delle competizioni, spesso si sono organizzate gare fuori dai circuiti e direttamente in piazzali cittadini, adattando spiazzi asfaltati affiancati da parti in fuori strada.

Questo ha reso la Supermoto sicuramente più vicina al pubblico di massa che rimane affascinato dalla guida sporca su asfalto e dalle evoluzioni nella parte sterrata.

Attualmente il mondiale, dopo anni di campionato diviso in due cilindrate, sotto o sopra 450 a quattro tempi, si è snellito fino ad arrivare alla classe unica, denominata S1 solo con moto fino a 450.

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