1949, il dramma e gli splendori

Il 1949 rimarrà indelebile nella memoria dei meno giovani e nell’immaginario collettivo, un anno memorabile nel bene e nel male. Nel bene, perché lo sport più popolare di allora, il ciclismo, celebrò le grandi imprese del campionissimo Fausto Coppi. Mai nessuno come lui in quell’anno. Vinse alla grande tutto quel che poteva aggiudicarsi: Giro, Tour, Sanremo, Lombardia, Mondiale dell’inseguimento. E se ci fosse stata una salitella sul piatto tracciato iridato di Copenaghen, quel suo terzo alle spalle di Van Steenbergen e Kubler si sarebbe trasformato in trionfo.

Un  anno tragico per il calcio, che, il 4 maggio, deve fare i conti con un lutto che farà piangere l’Italia intera. La squadra del Grande Torino, di ritorno da Lisbona, dove aveva giocato una partita amichevole, in omaggio a Ferreira, idolo portoghese, che avrebbe appeso le scarpette al chiodo, ormai a pochi passi da casa, a bordo dell’aereo, va a schiantarsi proprio dove sorge la basilica di Superga. La nebbia impedisce la visuale al pilota.

Quasi un’intera nazionale distrutta, compresi tre colleghi giornalisti, fra i quali il fondatore e direttore di Tuttosport Renato Casalbore e un altro Renato, Tosatti, padre di quel Giorgio, direttore per tanti anni del Corriere dello Sport e opinionista televisivo. Durante i funerali, che si svolgono due giorni dopo, il capoluogo piemontese viene preso d’assalto dagli sportivi dell’intera Penisola.

Quella di Superga è senza dubbio la più grande tragedia del nostro sport e ogni anno viene ricordata con messe e celebrazioni. Il Grande Torino e Coppi. Due miti che rimarranno scolpiti nella storia del nostro sport.

Entrambi accomunati da un tragico destino. Giovani eroi che hanno preso il volo troppo presto. Come tutti i grandi eroi, appunto. Bacigalupo, Ballarin,

Maroso…

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