Lo sport nei College cambia faccia

Alcune università statunitensi stanno abbandonando le discipline più spettacolari - football, basket, baseball e atletica leggera, per via di scandali e doping - per orientarsi sugli sport salutistici

Troppo elitari e soprattutto costosi, spesso nel mirino per gli scandali (vuoi per soldi facili o per pratiche doping), gli sport di maggior seguito a livello universitario sembrano avviati al viale del tramonto, aiutati – meglio, sospinti – da Beverly Tatum, una donna dal fare molto deciso. La Tatum è rettore di un’antica università femminile, lo Spelman College di Atlanta (132 anni di vita) e ha deciso che al posto degli sport più celebrati – football, basket, baseball e atletica leggera – molto meglio sia tornare alle attività fisiche che consentono un’educazione di massa: jogging e pilates, zumba, yoga e le arti marziali rispondono appieno alle nuove esigenze, oltretutto costano poco e rendono moltissimo.

Docente di psicopatologia clinica, la Tatum è giunta alla decisione di cambiare registro dopo aver verificato che gli sport spettacolo, un tempo molto attrattivi per le casse delle università (richiamavano investitori, donazioni, sponsor, soprattutto un buon numero di iscritti agli atenei), oggi pesano in maniera determinante sui bilanci. Drenano infatti risorse che andrebbero destinate all’insegnamento. Le università che vantano squadre di primo livello nei campionati Ncaa di prima divisione della Ncaa spendono da tre a sei volte in più per formare un atleta di quanto investano nell’istruzione degli altri studenti.

Lo Spelman College si è messo alla testa di un movimento che include New York City College of Technology e lUniversity of Maryland. Atenei minori, si dirà, ma comunque in grado di far riflettere, tanto che del fenomeno si sta occupando anche il New York Times con l’inchiesta che riprendiamo dalle sue colonne.

Potrebbe trattarsi di una svolta epocale, perché le università statunitensi sono ben note per l’attenzione che dedicano alle competizioni sportive, tanto che nel tempo si sono date una Federazione che le tutela, amplissima e ricchissima, la Ncaa (National College athletic Association). I campionati universitari riscuotono un enorme successo, due canali televisivi li seguono costantemente e possono contare su un giro di sponsor miliardario (in dollari). Ma proprio il gigantismo potrebbe costare carissimo, se non si volteranno pagina. I casi che hanno occupato di recente le pagine di giornali e siti web riguardano  non solo il doping ma anche allenatori condannati per pedofilia oltre a dirigenti protagonisti di atti di violenza e corruzione.

Non pochi commentatori statunitensi hanno stabilito che non c’è quasi più differenza fra il mondo sportivo universitario e quello professionistico, ormai praticamente sovrapponibili. Le due realtà non si fanno mancare nulla, dai cocktail di farmaci al doping genetico ai comportamenti mafiosi in ragione dell’enorme flusso di denaro che le muove. E quasi tutti sono convinti che i comportamenti, di fatto, rimarranno impuniti perché il denaro detta legge e non risponde alle regole, anche se ci sono.

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