I fondamentali del Bridge

I fondamentali nel Bridge sono gli equivalenti della tabellina del 9 in aritmetica: si comincia da lì poi si procede.

Tutti i maggiori autori e campioni del Bridge mondiale si sono occupati dei fondamentali, ma sembra che molti appassionati li ignorino. E noi li ricordiamo.

 

1) Chi decide il contratto che si deve giocare?

Non è – a priori – né l’apertore né il rispondente, ma  è quello fra i due che ha saputo di più e ha potuto dire di meno.

2) Le bicolori 5-4

Non devono essere trattate con l’apertura di 1SA né con la ridichiarazione di 1SA su apertura di 1,  nelle mani 5-4. Unica eccezione ammessa, se c’è accordo fra i compagni, è l’apertura terzo di mano in prima contro zona, con la 5-4 nei minori.

3) Descrizione della mano

Il primo scopo della dichiarazione è  di descrivere la propria mano al compagno. Infatti nel  Bridge scoprire il doppio fit conta di più che sapere se il compagno ha 15 p.o.piuttosto che 12.p.o. La dichiarazione quindi deve essere una descrizione esauriente ed esaustiva della propria mano che, assieme all’uguale descrizione che ci farà il compagno della sua, dovrà portarci al contratto migliore.

Il doppio fit è un’arma micidiale e ha la precedenza su tutto: transfer, relay, sottocolori e quant’altro di simile.

Questa mano, proposta da Eugenio Chiaradia,  in una sua vecchia pubblicazione, lo dimostra inequivocabilmente:

Carte e i punti sono gli stessi, ma mentre nella figura 1, in doppio misfit, con un controgioco corretto si va down a 2 o 2, nella seconda figura 5 o 5♠ sono di battuta.

4) Ridichiarazione della mano

La mano va dichiarata e chiarita, se non ci sono interventi di sbarramento avversario,  in due passaggi al massimo. Il contro su apertura avversaria, seguito al secondo giro dalla licita del proprio colore indica mano di rever. Una terza dichiarazione sarebbe fuori luogo, perché il compagno è già al corrente della situazione e se non parla ha di sicuro le sue buone ragioni.

Inutile ripetere per la terza volta che siamo in rever: il nostro è bianco come un bucato steso al sole.

5) Il passo

Quando la dichiarazione della propria mano è stata descritta, il passo è d’obbligo e si lascia al compagno la responsabilità della scelta finale.

6) Le mani forti

Le mani forti bilanciate si descrivono con l’apertura rafforzata da un successivo contro. Le mani forti sbilanciate si descrivono dichiarando i colori che si hanno.

La descrizione della propria mano non deve lasciare spazi di dubbi al partner.

7) Il contro punitivo

Il contro punitivo lo si deve usare non tanto contando i punti che, con le mani attualmente sfornate dal computer, servono solo in maniera marginale, mentre sono indispensabili le prese in atout. Questo è fuori discussione quando si contrano soprattutto i parziali. Il contro punitivo avverte il compagno di avere una sequenza forte nel colore avversario e di provvedere, praticamente da solo, al down della linea opponente. Ne consegue che è sconsigliato togliere un contro punitivo a un parziale avendo il compagno dichiarato di possedere solo i valori nel colore che intende punire.

8) Valutazione dei punti

I punti sono di due categorie: A e K da una parte e Q e J dall’altra. Questo è calcolo matematico puro e indica che, normalmente, a fit trovato, con:

  • 7 mezzi controlli si può realizzare manche in un maggiore. E quindi la si deve giocare.
  • 8  mezzi controlli si può realizzare manche in un minore. E quindi la si deve giocare.
  • 9 mezzi controlli si può realizzare il piccolo slam. E quindi lo si deve giocare.
  • 11 mezzi controlli si può realizzare il grande slam. E quindi lo si deve giocare.

A e K, poi, hanno una loro importanza, da valutare  diversamente secondo la distribuzione della mano, mentre Q e J hanno sicuramente un valore di supporto e di complemento agli onori maggiori. Ma di supporto.

8) Le cue bid

Esiste un solo tipo di cue bid miste: il tipo che mostra un controllo di primo giro (Asso o vuoto) o di secondo giro (K o singleton). Le cue bid/controllo iniziano da 3♠,  solo se il fit trovato è a .

Le altre sono surlicite che o chiedono il fermo per giocare a senza atout o sono forzanti generici di manche o servono per richiedere come sei entrato in competizione, con o senza apertura.

Le dichiarazioni a livello di tre, che non abbiano le caratteristiche suddette e che possono essere confuse con le cue bid, altro non sono che o la continuazione della descrizione della propria mano o indicazione di valori per  giocare, di norma, il contratto di 3SA.

Ora che abbiamo ricordato i fondamentali del Bridge, non possiamo che sottolineare il valore puramente indicativo della mano del punteggio classico della scala Milton Work, laddove l’Asso vale 4 punti, il K ne vale 3, la Q ne vale 2 e il J vale 1 solo punto.

Poi ci sono i plus valori o le svalutazioni della mano che non dobbiamo mai scordare: vi accenno brevemente di cosa stiamo esattamente parlando perché, poi, proponendovi delle mani giocate, sarà mia cura farvi notare queste caratteristiche essenziali nel bridge, in fase dichiarativa.

La distribuzione è la prima situazione, contati i punti, che dobbiamo valutare. Una mano con una distribuzione 4-3-3-3 (brutalmente definita la bara del bridge perché non porta alcun valore di taglio o di sviluppo di un colore lungo che non c’è) vale sicuramente di meno di una bella mano 5-5 magari nei colori maggiori.

E’ vero che un Asso vale 4 punti e due Q hanno  lo stesso valore di 4 punti, ma con un Asso una presa la facciamo quasi sicuramente, mentre con due Q una presa quasi sicuramente, o molto spesso, vale il contrario. E su questi argomenti torneremo dalla prossima settimana, proponendo smazzate da giocare che vi faranno comprendere con chiarezza le differenze segnalate.

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