Il gesto gaglioffo di Carmine

Una scorrettezza in arrivo non rilevata dai giudici valse a Preziosi il primo successo italiano nella Liegi-Bastogne-Liegi ottenuto ai danni di Vittorio Adorni che avrebbe meritato di vincerla

La Liegi-Bastogne-Liegi, soprannominata la Doyenne (la decana) è sicuramente la “classica-monumento” per i belgi che masticano ciclismo da sempre e l’hanno elevato al rango di sport nazionale. Anche nella Liegi il primato di vittorie, tanto per cambiare, tocca al cannibale Eddy Merckx, con cinque successi, seguito a ruota dal nostro Moreno Argentin, autore di un memorabile poker. Gli altri italiani a vincerla non sono tanti, ma tutti celebri, a partire da Contini, due volte Bartoli e Bettini, Rebellin e Di Luca.

Il meno noto è Carmine Preziosi, primo italiano a vincerla. Accadde nell’anno di molta grazia per il nostro ciclismo, vale a dire il 1965. La Salvarani di Adorni e Gimondi, in quella indimenticabile stagione, fa man bassa di affermazioni, conquista le due grandi corse a tappe con lo stesso campione parmense che si impone alla grande nel Giro e con un esordiente di classe eccelsa come Felice Gimondi, trionfatore nella grande boucle.

Lo squadrone di Luciano Pezzi poteva vincere anche quella edizione della “decana”, sempre con un irresistibile Vittorio Adorni, se non si fosse messo di mezzo un audace e scorretto Carmine Preziosi. Il giovane corridore ventiduenne viveva in Belgio dall’età di 6 anni, emigrato con la famiglia. Suo padre, per sbarcare il lunario, faceva il minatore. Lui, invece, era un bambino robusto che scoppiava di salute. Lo sport-principe era già allora il ciclismo e Carmine ci prova. Nelle categorie giovanili vince una sessantina di corse, poi fa il grande salto.

Tornando all’epilogo rocambolesco di quella edizione della Liegi, ecco come andò: l’anello è quello celebre di Roucourt, dove l’anno precedente Sante Gaiardoni ha tolto il titolo iridato della velocità al grande Maspes. Il primo a entrare in pista è appunto Vittorio Adorni, che vuole assolutamente riscattarsi dopo tanti secondi posti (secondo al mondiale alle spalle di Jannsen, secondo alla Sanremo e sesto a Roubaix, primo degli italiani).

Stavolta il campione parmense ce la può fare. Alle sue spalle, lo stesso occhialuto olandese campione del mondo, nella foga di rimontare l’alfiere della Salvarani, scivola, va per le terre, trascinandosi altri sette corridori. La pioggia ha reso viscido il cemento e i rischi aumentano.

All’ultima curva l’episodio incriminato. Ormai Vittorio sembra farcela, ma dalle retrovie, arriva a tutta Preziosi che, preso dalla fregola della vittoria si appoggia con la mano sinistra su di lui, danneggiandolo vistosamente, tanto che Adorni rimane in piedi per miracolo. Pezzi vede tutto e presenta reclamo. Ma questa volta, a chiudere gli occhi è proprio il giudice d’arrivo che sostiene di non aver visto nulla.

Ancora una volta gli italiani primeggiano, dopo aver conquistato i primi due gradini del podio alla Freccia Vallone con Robertino Poggiali e Felice Gimondi. L’ennesima doccia fredda per il nostro Adorni, che si rifarà alla grande con lo splendido trionfo al Giro d’Italia. La corsa rosa sarà sua con un vantaggio di oltre 11 minuti su un altro vocato ai secondi posti come Italo Zilioli (secondo al Giro del’anno prima, alle spalle di Anquetil e secondo l’anno seguente dietro Gianni Motta).

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