Pantani e un ricordo struggente

Il mito di Marco viaggia con me. Marco Pantani s’intende. Sì, proprio così, la mia bici è una Pantani. Costruita su misura dal mio amico Davide Boifava. L’unica ad avere l’esclusiva. Lui il “Panta” lo conosceva bene e lo considerava come un figlio. Quando pedalo con gli amici, lungo le strade piatte e rettilinee delle valli di Comacchio o su e giù per i pendii collinari delle granfondo, in Romagna, non posso non pensare al mio mito.

Lì per lì mi verrebbe spontaneo togliermi la bandana, che non ho, l’orecchino, che non ho mai portato oppure diventare calvo. E invece preferisco indossare un casco, qualche volta colorarmi i capelli, forse perché spesso mi sento incolore dentro, e via, a pedalare a perdifiato, pensando a lui, alle sue imprese solitarie, a quella sua dichiarata agonia che voleva abbreviare, a quella sua breve esistenza, finita come nessuno avrebbe voluto che finisse.

Fissando il suo nome a caratteri cubitali sul telaio, la sua firma riprodotta nell’angolo tra il tubo orizzontale e il tubo reggisella, a un certo punto le gambe mulinano con più vigore. Mi alzo sui pedali affrontando il primo tornante. Sono già in debito d’ossigeno.

Dimentico che per me la salita è tabù, mentre per Marco era pane e companatico, champagne e caviale, invito a nozze per lasciare la compagnia. Da cinque anni viaggio insieme a Marco, fissando l’infinito orizzonte dei miei paesaggi o i numerosi campanili del mio paese, che sembrano tanti punti esclamativi.

In fondo, anche Marco era nato in un posto di mare. Come il mio. Ma lui amava le montagne e sapeva volare. Io, invece, vorrei tanto spiccare il volo ma spesso scopro di avere le ali tarpate.

Vorrei tanto un giorno imitare Marco e liberarmi della compagnia. Bucare con la bici le nuvole e la nebbia, che da queste parti, in certi periodi dell’anno, si taglia con il coltello. Conquistare quel traguardo, a braccia alzate. Come faceva lui. Per cancellare la sofferenza e l’agonia.

Non so per quanto tempo conserverò ancora la mia bici. Penso e spero per molto. Forse per sempre.

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