A proposito della Maremontana 2013

Giacomo Fornelli non ha gradito la nostra presa di posizione sulla gara ligure di trial in cui è morto Paolo Ponzo. Ospitiamo le sue valutazioni nella logica di questa rubrica, non a caso Pro e Contro

Non si discute sui principi del giornalismo, secondo i quali va fatta informazione. Ritengo purtroppo che l’articolo riguardante la Maremontana 2013 non sia un pezzo di informazione. A mio avviso (e credo anche di altri) in questo articolo le conclusioni si tirano eccome, puntando il dito sull’organizzazione e accusandoli di omicidio (nel vostro titolo: “Non parliamo di tragica fatalità per il povero Paolo Ponzo, deceduto ieri alla Maremontana, una gara di trail che gli organizzatori avrebbero dovuto annullare”).

Forse questa non è semplice informazione.

Non sta a me decidere se e cosa andava fatto. La mia personale opinione è che la corsa andava svolta. E vi spiego il mio perchè: il trail running è una disciplina che si svolge in montagna, in zone spesso impervie e che oggettivamente presenta dei rischi. Come li presenta ogni attività che si confronta con la natura, acqua o rilievo che sia.

Ci sono discipline, perdonatemi il termine, da circo, dove tutto è più semplice da controllare (soprattutto per eventuali soccorsi) perchè racchiuse in aree delimitate come lo sci alpino o la mountain bike downhill e altre che richiedono spazi e delimitazioni differenti, vedi lo scialpinismo o il trail running appunto.

Entrando nel merito di queste ultime due specialità i rischi dovuti al maltempo sono differenti (improbabile far partire una gara come il Mezzalama sotto una nevicata).

Ogni situazione è differente. La certezza assoluta della sicurezza non esiste. L’imponderabile è appunto imponderabile.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una costante evoluzione degli sport cosidetti estremi. Questo è sicuramente un bene, ma bisognerebbe rimanere con i piedi per terra.

Voglio essere discriminante…nonostante tutto, non tutti possono fare tutto. Mi spiego meglio. Un bel servizio su una comune rivista patinata su Kilian per esempio, rende appetibile e allettante questo mondo credo a chiunque. Belle foto, un modello d’eccezione, spirito di libertà. Magari fosse sempre così. A mio avviso le gare, anche quelle amatoriali, vanno svolte anche con il maltempo.

Certo, non si discute in casi di calamità naturali o allerta della protezione civile. Nello specifico della Maremontana non è stato diramato alcun avviso di meteo 4.

Amo la montagna…detesto chi la profana. E penso che, non essere “all’altezza”, non essere equipaggiati, non essere allenati, sia un po’ una profanazione. Questo mi irrita. Troppe volte ho visto gente improvvisarsi. Non mi piace. Non lo condivido. Mi spiace. Se parti ad una gara di 47 km sotto la pioggia e con la neve in quota prevedendo di stare 4/6/8 ore o più a spasso sei un irresponsabile.

L’incolumità dei partecipanti? Naturalmente, sono d’accordo. Ma i soccorsi erano bene organizzati, i ristori pure. Il percorso originale accorciato la settimana prima e ulteriormente ridotto il giorno della gara. Il meteo non è controllabile.

Penso altresì che ogni individuo (prima ancora che atleta) debba essere responsabile delle proprie scelte. Credetemi, gli organizzatori lo sono, e a loro peserà per sempre quel macigno.

Però io non me la sento di additarli, capisco quanti sforzi ci vogliano per mettere in piedi una manifestazione di successo, per coordinare soccorsi e volontari, per cercare le risorse per realizzare tutto. E tutto solo per passione. Hanno fatto delle scelte. Quelle che ritenevano opportune.

È successo quello che non dovrebbe MAI accadere in un giorno di festa. Pagheranno. Indipendentemente da cosa diranno le indagini, pagheranno. Lo stanno già facendo, a caro prezzo. Mettendo in discussione tutta la passione che li ha animati e portando un fardello che nessuno merita di portare.

Ma vi pongo un dubbio, ragionevole credo. Se tutto fosse andato liscio. Se invece del 3% di partenti in ipotermia e un decesso (non imputabile alla pericolosità del percorso) avessimo avuto”solo” il 50% di ritirati? Sarebbe stata anche questa una manifestazione dove la direzione ha magistralmente condotto il gioco e i finisher degli eroi? Perdonatemi ma l’articolo di Alessandro Avalli diceva piu o meno cosi. E se vogliamo…è molto più rischioso uscire in bici con il maltempo che non a piedi.

Di manifestazioni sotto l’acqua ne ho viste. Ne ho vissute. Con il freddo ed il vento pure. Forse si poteva fare diversamente. Ha ragione lei Sergio. Sono scelte. Ma scelte fatte con convinzione. Forse si poteva sospendere, annullare, deviare, controllare…forse. Quello che è successo non lo auguro a nessuno. A nessun organizzatore. Nemmeno a chi lo fa per business calpestando le passioni altrui ma, nella sfortuna, vi posso garantire che è successo a chi ha saputo organizzare tutto nei minimi particolari, a chi nelle cose ci mette il cuore, l’anima, tutto se stesso. E lo fa rubando tempo alla famiglia, al sonno, allo svago.

Provo sgomento per quanto accaduto a Paolo Ponzo. Era uno forte, uno del gruppo. Era soprattutto un amico di alcuni organizzatori e soccorritori. Spero vi rendiate conto del dramma. Ma di sport si muore (purtroppo), più sovente di quel che crediamo o sappiamo. E si muore sulle strade, e si muore sul lavoro. io sono forse troppo cinico ed arido per piangere. Difficilmente mi commuovo davanti alla morte. Ho purtroppo già provato a farci l’amore.

Non credo che si possano comunque fare esempi. La maratona di New York, la Milano-Sanremo…no, ogni storia è differente.

Lunedì ho provato rabbia. Nei vostri confronti. Voi tra i tanti che hanno scritto cose dal mio punto di vista non corrette. Continuo sulla mia linea. Ma senza rancore. Io continuo ad imparare ogni giorno qualcosa. Imparerò anche da questa brutta storia. Ma sarei stato in prima linea se mi avessero detto di non partire. Forse sono fortunato, ho una resistenza al freddo notevole, mi sarei un po’ irritato se qualcuno mi avesse “suggerito” come vestirmi. Ma alle regole ci so stare, cosa crede, se un regolamento mi impone di dotarmi di abbigliamento tecnico specifico, lo faccio. Magari come dice lei non le amo. Ma le rispetto. Nella vita e nello sport. Non cerco scappatoie. Mi piace stringere i denti e sono capace di soffrire. Soprattutto odio barare. Colgo l’occasione per specificare che alla Maremontana i controlli sono stati fatti, come pure gli ammonimenti ai partecipanti non adeguatamente vestiti.

Oggi chiedo scusa a voi per come mi sono espresso pubblicamente nel mio post. Alla famiglia di Paolo e agli organizzatori della gara per non avere rispettato il silenzio che invece avrebbe detto molto di più.

Ringrazio un’amica che oggi ha ricordato quale è la nostra motivazione per correre. È impressa sulle maglie che indossiamo. Una serie di “comandamenti”: IO CORRO MA NON SCAPPO, IO NON TEMO IL DIVERSO, IO NON MI ARRENDO, IO NON FACCIO LA GUERRA, IO NON HO PAURA, IO NON ODIO, IO PENSO, IO SOGNO, O ALMENO CI PROVO. Non sempre mi sento all’altezza di indossarla. Oggi ne vado fiero.

Spero che questa lettera possa essere un argomento di riflessione lontano dalle cattiverie. Conosco i miei limiti. Mi piace vincerli e non ho paura ad ammettere i miei errori. Non vi chiedo ragione. Vi chiedo di rispettare il vostro ruolo di informatori. Altri faranno i giudici.

Vi ringrazio per l’attenzione

Giacomo Fornelli (37 anni, già direttore di punti vendita per una importante catena di distribuzione di articoli sportivi, gestore di rifugi alpini, maestro di mountain bike, agente di commercio per aziende di articoli sportivi. La madre era una promessa dell’atletica leggera, potenziale olimpionica alla fine degli anni ’50. Fu fermata per problemi cardiaci. Il padre e i fratelli erano considerati tra i più talentuosi alpinisti degli anni ’50 non solo in Piemonte. La fusione tra sport e montagna ha profondamente influenzato le sue scelte di vita, non solo sportiva: ginnasta, freeclimber, snowboarder, mountain biker, scialpinista, e poi rifugista, accompagnatore. Vive in montagna da diversi anni, e per la montagna nutre un rispetto incondizionato).

——————-

(Sergio Meda) Chiamato in causa in quanto autore dell’articolo, rispetto ogni valutazione di Giacomo ma ricordo che SportivamenteMag per sua natura va oltre la cronaca di un fatto, propone sempre, in ogni suo post, un’opinione. Un giudizio, senza mai egesi a giudice. Quello è il mestiere dei magistrati, non il nostro.

Il mio parere, lo confermo, vale sempre uno, le mie considerazioni non hanno peso diverso da quello di altri, il fatto di essere giornalista non mi fa diventare un’autorità, un “sacerdote dell’informazione”.

La modernità e internet consentono oltretutto a chiunque ne abbia voglia di dire come la pensa. Ma nemmeno questa è una novità. Già quarant’anni fa Il Corriere della Sera, sotto la direzione di Piero Ottone, proponeva in molte situazioni “commenti altri” a fianco dei pezzi del quotidiano. Non in replica, contestualmente alla pubblicazione. Sotto la testata “Diverso Parere” il Corsera ospitava considerazioni spesso opposte a quelle del giornale, affinché il lettore potesse farsi un’opinione. Una bella lezione di giornalismo britannico, che non ebbe una lunga stagione.

Leggi anche:

Ferrari, che vi piaccia o meno
Calcio e civile convivenza
Bouhanni ha ancora appetito
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: