Supercross, le piste e i mezzi

Il format scelto per le competizioni del Supercross, stadi normalmente adibiti a competizioni di tutt’altra natura, o di football Usa o di baseball, limita molto la varietà dei tracciati anche perché pochi sono in grado di disegnare piste spettacolari, ma sicure per piloti e pubblico.

La superficie è quasi sempre terra mista a sabbia, di solito piuttosto uniforme anche tra piste lontane, questo limita l’estro dei piloti nell’interpretazione delle diverse superfici che si incontrano di norma nel mondiale Cross, dove l’abbondanza o l’assenza di sabbia possono favorire o penalizzare i concorrenti. Buona parte degli stadi dove si svolgono le competizioni ha ampie superfici coperte, quindi anche il rischio di correre nelle sabbie mobili per piogge torrenziali è spesso evitato.

Non esistono quindi circuiti più o meno famosi, tutti – nessuno escluso – vengono allestiti curando al massimo la spettacolarità dell’evento, della gara che diventa esibizione, cercando di lasciare a bocca aperta il numeroso pubblico che ogni sabato sera riempie all’inverosimile gli spalti per gustarsi sorpassi in volo su rampe decisamente più verticali di quelle a cui è abituato il pubblico europeo del Cross.

Gli Stati Uniti sono senza dubbio il mercato di riferimento per quantità di mezzi fuori strada venduti. L’ampia disponibilità di spazi deserti, le poche regolamentazioni per l’uso di mezzi da cross su strade trafficate, la presenza di numerosi crossodromi in tutta la nazione spingono le case motoristiche a investire ogni anno importanti cifre non solo per la formazione di team di altissimo livello ma anche che per lo sviluppo dei mezzi, visto che il motto “vinci la domenica, vendi il lunedì” in questo sport è più vero che mai.

Visto che per regolamento le moto usate in gara devono derivare dalla produzione di serie, seppure con le dovute preparazioni e modifiche, capita spesso che in gara corrano mezzi che sono l’anticipazione tecnica di quello che il mercato anche Europeo troverà disponibile al pubblico la prossima stagione.

Le differenze tecniche con le moto usate nel Mondiale Cross sono veramente sottili, capita spesso che le moto impiegate scelgano un blocco cambio con una marcia in meno a disposizione, per sfruttare al meglio le corte e ritmiche piste del Supercross, quindi anche qui, scomparso il due tempi, la formula impiegata è quasi sempre la stessa: telaio in alluminio, tranne la KTM in acciaio, ad abbracciare un motore monocilindrico quattro tempi, lo schema delle sospensioni è unico per tutte, forcella a steli rovesciati all’anteriore e mono ammortizzatore al posteriore, collegato al forcellone con un sistema di bielle in acciaio per poter variare la progressione del ammortizzatore lungo la sua corsa.

Se nel mondiale Cross la casa da battere è l’austriaca KTM che negli anni ha investito e creato sia in MX1 che in MX2 due squadre praticamente imbattibili, nel Supercross sono le case giapponesi a dettare legge, in particolare la Kawasaki che invece da noi in gara da anni non occupa posizioni di vertice. La moto vincente nel Cross con Cairoli delle ultime due stagioni ed in testa in questo momento al Mondiale, di cilindrata inferiore per favorire la maneggevolezza non ha trovato alcun riscontro negli Stati Uniti dove i piloti KTM hanno preferito alla leggerezza la potenza bruta del 450. La casa austriaca, pur strappando alla squadra Suzuki il fortissimo Ryan Dungey e pur allestendo per lui una versione ancora più pepata della 450 che corre nel Cross, negli ultimi due anni ha raccolto molti piazzamenti, qualche vittoria, ma mai un titolo.

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