I cappellani nel calcio? Ok in Uk

Godono di ottima stampa e sono probabilmente utilissimi, soprattutto per la cura dell’anima, ma si potrebbe anche valutare il ruolo degli psicologi dello sport, viste le loro competenze

Una storia ci colpì, mesi fa, quando Mario Balotelli per risolvere i suoi problemi con il Manchester City, allora giocava lì, chiese aiuto al cappellano della squadra, Peter Horlock. Erano i tempi delle incomprensioni con Roberto Mancini (mai risolte) e come scrissero i tabloid britannici il bresciano si rivolse per un aiuto al sacerdote che fece da tramite con l’allenatore jesino. Horlock è da quasi due anni il sacerdote che accompagna il City.

Sul fronte opposto, quello dello United, c’è il reverendo John Boyers, un pastore battista abbastanza datato (ha 62 anni) che i giocatori chiamano con sussiego Rev John. È considerato la superstar dei cappellani del calcio britannico e di lui parla naturalmente benissimo sir Alex Ferguson. Il “grande capo” dei Red Devils ritiene importante che “i ragazzi abbiano qualcuno con cui parlare e confidarsi. Possono farlo con me, ma è sempre meglio che ci sia anche qualcuno che il calcio lo valuta in maniera imparziale”.

Chi sa di calcio inglese racconta che la moda del cappellano è ormai dirompente, tanto che si fa prima a elencare le squadre che non ce l’hanno (in Premier League soltanto sei: Arsenal, Chelsea, Tottenham Hotspur, West Bromwich Albion, Wigan Athletic e Stoke City). Esiste persino una associazione che li tutela, si chiama Sports Chaplaincy UK, dotata di un sito internet molto frequentato che propone persino un Master specifico che si svolge presso l’Università del Gloucestershire.

In ogni caso John Boyers è stato il primo, addirittura nel lontano 1977 quando Graham Taylor, allenatore del Watford, gli chiese di presentarsi tutti i lunedì mattina per parlare con i ragazzi. L’esordio, dice l’interessato “non fu semplice, mancavano l’abitudine e la considerazione. Il rispetto del ruolo si acquisisce col tempo”.

Il reverendo, peraltro, fu annotato come un portafortuna. Nelle prime due stagioni la squadra passò dalla quarta divisione alla serie A, raggiungendo anche la finale della FA Cup. Non sarà stato merito suo, ma la superstizione aiuta.

Un solo cappellano è assunto a tempo pieno nel calcio, si chiama Phil Mason e lavora per il Bolton. Altro dato: fra tennis, nuoto e atletica i cappellani sportivi in Gran Bretagna sono la bellezza di 254.

Considerazione a margine: non abbiamo notizie dell’associazione che nel Regno Unito tutela gli psicologi dello sport, che avrebbero diritto di replica. Non cureranno le anime come i cappellani ma potrebbero dire la loro su bel altro, vedi atteggiamenti e comportamenti, in campo e fuori.

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