La montagna rivive in teatro

“(S)legati”, uno spettacolo di e con Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi dal 18 al 21 aprile al milanese Atir Ringhiera. Una storia vera, molto intensa, di alpinismo estremo, di un impresa e di un’amicizia.

Sono due amici. Sono attori e appassionati di montagna. O meglio, arrampicatori della domenica. Circa tre anni fa si sono imbattuti nell’incredibile storia di Joe Simpson e Simon Yates, due alpinisti che sognavano di essere i primi al mondo a scalare il Siula Grande, attaccato dalla parete ovest. Ma è anche la storia di un amicizia, di una corda che, durante la terribile impresa, lega quei due giovani. La corda che mette la vita dell’uno nelle mani dell’altro. Come sempre avviene in montagna. C’è dunque una cima da raggiungere. C’è la estenuante conquista della vetta. C’è la gioia dell’impresa riuscita.

Quando il peggio è passato e la strada è ormai in discesa, c’è la vita, che fa lo sgambetto e c’è la morte, che strizza l’occhio: un terribile incidente in alta quota vede Joe rompersi una gamba durante una banale manovra. Da quel momento tutto cambia, occorre tentare di sopravvivere: a 5.800 metri la minima frattura può trasformarsi in una condanna a morte. I due ragazzi ne sono consapevoli, ma nonostante le condizioni disperate tentano un operazione di soccorso.

Tutto sembra funzionare finché, proprio quando le difficoltà paiono superate ecco che c’è un altro imprevisto, questa volta fatale: e c’è allora il gesto, quel gesto che nessun alpinista vorrebbe mai trovarsi obbligato a fare: Simon è costretto a tagliare la corda che lo lega al compagno. Un gesto che separa le loro sorti. Che ne (s)lega i destini per sempre.

Quell’atto estremo però, in questo caso miracoloso, salverà la vita a entrambi: torneranno vivi al campo base. E a ritrovarsi insperatamente lì dopo 4 giorni. E’ la storia di un miracolo. Di un avventura al di là dei limiti umani. Ed è al contempo una metafora: delle relazioni, tutte, e dei legami. La montagna diventa la metafora del momento in cui la relazione è portata al limite estremo, in cui la verità prende forma, ti mette alle strette e ti costringe a “tagliare”, a fare quel gesto che sempre ci appare così violento e terribile, ma che invece, a volte, è l’unico gesto necessario alla vita di entrambe.

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IL PROGETTO RIFUGI

Quando abbiamo incontrato la storia di Joe Simpson e Simon Yates eravamo a Bolzano. Una città circondata dai monti. Era inverno. Tutte le cime erano innevate. Un paradiso per due amanti della montagna.

Immediatamente siamo stati stregati dalle vicende di questa incredibile impresa e altrettanto immediatamente è nato in noi un sogno: poter raccontare questa storia non solo nei teatri, ma anche e soprattutto, sui monti, sulle cime. E come? Nei rifugi. “Facciamo una tournée nei rifugi! – ci siamo detti – di giorno camminiamo, e la sera, arrivati al rifugio raccontiamo questa storia, il giorno dopo si riparte, si raggiunge un altro rifugio, si riposa e si racconta nuovamente la storia ad altri avventori”.

Quale modo migliore per coniugare le nostre due passioni, il teatro (che è anche una professione per entrambe) e la montagna? E poi, quale luogo migliore, se non la natura selvaggia delle cime per raccontare questa stupefacente vicenda?

E così ci siamo messi all’opera. E, durante l’agosto 2012,  ha avuto luogo la prima tournée a piedi nei rifugi delle Alpi Orobie. I rifugi coinvolti sono stati: Gehrardi, Alpecorte, Gemelli, Calvi, Brunone, Coca, Curò

Sul blog www.slegati.wordpress.com è possibile visualizzare e leggere un resoconto dell’esperienza fatto dagli attori e dal pubblico durante i 15 giorni della tournée.

di Gianni Poli

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