Domenica a Roubaix, giudice il pavé

Il 7 aprile si corre la 111.a edizione della Parigi-Roubaix, la regina delle classiche, molto di più o molto di meno di una corsa ciclistica

I francesi la chiamano la “reine”, la regina delle classiche. È la Parigi-Roubaix. Molto di più o molto di meno di una corsa ciclistica. Una gara infernale su un percorso altrettanto infernale. Un ibrido fra asfalto e pavè. La corsa-monumento per eccellenza.

I nostri l’hanno vinta soltanto 11 volte (3 con Moserone, 2 con l’indimenticato Ballero, 1 con Giulio Rossi (poco prima che diventasse Jules Rossì), Serse Coppi, Fausto Coppi, labròn Bevilacqua, Felice Gimondi e Tafi).

Quest’anno, il belga Tom Boonen rischia di scalzare un altro monsieur Paris-Roubaix, vale a dire Roger De Vlaeminck, il gitano di Eecklo, fratello di quell’altro pazzoide di Erik, pluri-iridato nel ciclocross. Quattro le Roubaix in carniere per Roger, altrettante sin qui per Boonen.

Ci piace parlare della Roubaix, che si correrà tra pochi giorni, per ricordare l’edizione del 1949, che lo stesso Gianni Brera, da inviato della rosea Gazzetta, di stanza negli uffici di Faubourg Montmartre (sede del giornale organizzatore L’Equipe), ebbe modo di seguire e di raccontare, incalzato dall’allora conduttore della Domenica Sportiva, l’indimenticato Adriano De Zan.

La foto di Fausto che bacia il fratellino Serse, al velodromo di Roubaix, ha fatto il giro di tutti i giornali ed è stata pubblicato in vari libri. Il povero Serse, che morì tragicamente al termine del Giro del Piemonte (29 giugno 1951), all’età di soli 29 anni, è ritratto sorridente, felice come una Pasqua, dal momento che la Roubaix era considerata “la course de Paque”, incredulo, dopo che la giuria gli ha comunicato la sua vittoria, a pari merito con il francese André Mahè.

Come andarono le cose quel giorno? È presto detto: il drappello dei fuggitivi entra in pista dall’ingresso della tribuna stampa anziché da quello principale, su errata segnalazione e il francese vince la volata. Serse Coppi, che regola allo sprint il plotoncino degli immediati inseguitori, presenta reclamo, che viene accettato.

E così il nome di Serse entra di diritto nell’albo d’oro della “regina”, che per la prima volta nella sua lunga storia avrà due vincitori a pari merito: il francese Andrè Mahè e l’italiano Serse Coppi.

Nella stagione d’oro di Fausto Coppi (Giro, Tour, Sanremo, Lombardia, mondiale inseguimento e molto altro) l’inseparabile fratellino trionfa in una grande classica. A casa Coppi esultano e il Campionissimo apre le ali e vola solitario sulle grandi vette del Giro e del Tour.

Per Serse sarà l’unica grande vittoria della sua breve carriera, spezzata da quella banale ma fatale caduta, lungo il Po a Torino, per la quale morì ore dopo, nonostante il pronto intervento dei medici.

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