Ciclisti e cicliste anfibi, nel Varesotto

Tre gare flagellate dalla pioggia e dal freddo, con i più resistenti capaci di venirne a capo. Come li vogliamo chiamare: eroi ed eroine? Forse basterebbe dirli semplicemente atleti

Tanto ciclismo nel giro di non molti chilometri per una tranquilla domenica sotto il diluvio. È capitato ieri nel Varesotto, teatro di tre gare di livello: il Trofeo Binda, seconda prova di coppa del mondo (donne élite); il Trofeo Da Moreno (donne junior nazionale, prima edizione) e la Varese–Angera per allievi. Corse che si sono alternate, sovrapposte e incrociate l’una all’altra per una splendida giornata di ciclismo cominciata alle nove del mattino e terminata alle sei di sera, sotto la pioggia torrenziale.

Si comincia la mattina presto a Varese, in centro, con i bar nemmeno tutti aperti e gli allievi accampati sotto i portici per la vestizione, i massaggi e gli immancabili consigli; foglio firma in Comune nello scenario incantato dei giardini estensi, sotto gli occhi attenti di Pezzotta, factotum per il Velo Club Sommese, l’organizzatore. Ci ospita il pulmino della Cadrezzate Verso l’Iride, una specie di carro armato che si fa strada.

Lo guida il Capo Arzeni, l’uomo che ci ha condotto tra le ruote grasse del ciclocross e da ieri batte la strada con gli allievi, con al fianco il presidente Gian Luca Graglia. I due non seguono le corse, le prevengono, tagliano il percorso per poi fermarsi a incitare i ragazzi. Uno spettacolo.

“Vedrai che qualcuno qui va lungo” sentenzia il Capo alla rotonda di Besozzo, e ci prende: c’è chi raddrizza la curva complice l’asfalto bagnato, si ferma e riparte. Anche noi per vedere i corridori al Gpm di Ranco, uno strappo che dà noia, a maggior ragione se lo devi fare quattro volte. Il menù di ieri.

Arzeni e Graglia fanno avanti e indietro sulla salita come Mourinho in panchina: sul lungolago di Angera, pieno di gente, vince Roberto Viscardi del Sovico, davanti ad Alessandro Covi, Cadrezzate, ottimo secondo per essere al debutto fra gli allievi primo anno. Terzo finisce Michel Piccot della Galliatese. Impressiona l’ordine d’arrivo, decisamente scarno: 72 ritirati su 126 partiti. La pioggia e il freddo hanno spappolato la corsa. Covi, tremante, racconta come è stato passato nel tratto di pavé che portava al traguardo.

È mezzogiorno, premiazioni e tutti a casa, gli altri. Noi ripartiamo verso nord, con sosta a Cittiglio per vedere il Trofeo Binda in avvio ma anche per sentirci riferire del Da Moreno che è arrivato. Lo racconta Chiara Galimberti, stessa parrocchia del pastore Arzeni, sorridente e comunque contenta del 15° posto. Ride di gusto quando apprende che il gemello, per via del brutto tempo, si è ritirato dalla gara Junior di Gussago. Il Da Moreno l’ha vinto la lituana Jankauskaite, con la nostra Fidanza buona terza.

Alle 14.30 Arzeni avvia il pulmino sulla salita di Orino per incontrare le élite del Binda attese di lì a poco. Ripeteranno l’ascesa altre 4 volte. Il mezzo corre e salta come la macchina di Paperinik. Il Capo trova il tempo di raccontare al telefono di Covi, di chiedere delle corse di Silvia Pollicini e di Allegra Arzuffi, di parlare con Stefano Sala, che gli racconta di aver appena vinto una gara in mtb.

Al Binda, i passaggi a Orino sfibrano ogni volta di più la resistenza delle ragazze, che salgono con una maschera di fatica che fa impressione. Vincerà la Longo Borghini, prima italiana a far sua la corsa e il trofeo. Arzeni e Ferruccio Raffaelli, un direttore sportivo che conosce anche i raggi delle ruote, si raccontano di questa e delle altre storie mischiati al popolo del ciclismo, tra cui Maria Giulia Confalonieri con famiglia.

Se per la Milano-Sanremo dei professionisti si è parlato di eroi perché hanno pedalato in condizioni proibitive, aspettiamo con serenità che qualcuno trovi un termine appropriato per le donne, le ragazzine e i ragazzini incuranti della pioggia battente. Loro le salite e le discese le hanno fatte tutte, dall’inizio alla fine.

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