Supercross, evoluzione yankee

Stretto parente del Cross Europeo e Mondiale, il Supercross è una evoluzione nata negli Stati Uniti nei primi anni Settanta. Il primo evento che diede vita ad un vero e proprio campionato risale infatti al 1972 quando in California all’interno del Los Angeles Coliseum, stadio Olimpico e adibito normalmente al Football, si diede vita alla prima gara indoor di motocross denominata in quell’occasione “Superbowl of motocross”.

La manifestazione, vinta dal pilota Marty Triples su Honda, fu così apprezzata che rapidamente altri stadi o arene cominciarono ad organizzare spettacoli di pari livello.

Appare subito evidente la prima grossa differenza con il Cross “tradizionale”: le piste non sono ricavate adattando luoghi naturali, ma vengono di volta in volta allestite all’interno di impianti che normalmente ospitano incontri di football o baseball.

I tracciati sono quindi poco caratterizzati a livello altimetrico, mancando il naturale saliscendi del terreno, ma vengono invece resi spettacolari da salti e sezioni quasi mai presenti nello sport europeo. I salti presentano spesso pendenze molto più elevate e vengono spesso abbinati a coppie, i cosi definiti salti doppi comuni anche in Europa, o addirittura raggruppati a tre.

Questo significa che il pilota deve interpretarli come un’unica parabola con la rampa centrale da saltare in volo e atterraggio sull’ultimo dosso. Le whoops, cioè le cunette più basse che si susseguono in rapida e regolare sequenza, rare nel Cross del vecchio continente sono invece elemento fisso di ogni tracciato.

Nel Supercross è fondamentale il ritmo e il timing con cui i piloti affrontano la manche, visto che ogni tracciato per essere interpretato al meglio richiede, oltre ad un notevole coraggio e una rigorosa preparazione fisica, anche una attenta lettura degli ostacoli per evitare di mancare una sequenza con conseguenti rovinose cadute.

Unico vantaggio concesso ai piloti d’oltreoceano è una certa uniformità sia dei salti che dei tracciati. Mentre nel motocross i salti hanno normalmente altezze e pendenze piuttosto eterogenee, nel creare le piste i disegnatori tendono spesso a ripetere i tracciati, visto che il campo di gara per superficie è quasi sempre lo stesso e anche i salti sono spesso uguali per altezza tra loro e spesso uguali ad altre gare.

La possibilità di vedere comodamente seduto, magari al coperto, i propri beniamini da distanza molto ravvicinata e con una vista d’insieme della pista e non limitata ad un unico tratto come normalmente accade, attira moltissimo pubblico che gode in ogni appuntamento non di sole 4 manche (due per ogni classe), ma di un programma di gara molto fitto.

La copertura televisiva è impressionante e molto facilitata dalla location degli eventi, pare evidente come sia più comodo eseguire ottime riprese quando i piloti passano molto più vicino, con condizioni di luce artificiale sempre uniforme.

La durata di ogni frazione è molto ridotta rispetto al Cross, scendiamo quasi alla metà del tempo, con un numero di giri variabile da 6 a circa 20, ma per ogni classe troviamo manche di qualificazione, di ripescaggio, semi finali e poi a fine serata il cosiddetto Main Event, l’evento principale con la gara che assegna il punteggio.

Ogni campionato, per motivi puramente territoriali viene diviso in due leghe:uno per la costa est ed uno per la ovest con due classi a contendersi il titolo, 250 di cilindrata e 450 di cilindrata.

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