Il cavallo terapeuta, all’occorrenza

Vediamo come e perché l’ippoterapia, unitamente alla rieducazione equestre, possono essere foriere di un inserimento pre-sportivo e in alcuni casi persino sportivo in persone portatrici di handicap

L’inserimento di individui portatori di handicap nella pratica sportiva a fini terapeutici è un intervento relativamente recente, che va sempre individualizzato. Se tra i fini delle terapie riabilitative vi è il recupero del complesso di funzioni fisiche, psichiche e relazionali che fanno di un individuo un soggetto attivo e partecipe del contesto sociale, va detto che per un disabile le pratica sportiva non può essere congegnata come un puro e semplice momento di svago, ma rappresenta un potente strumento terapeutico, in grado di restituirgli la capacità e la dignità necessarie a farne un membro attivo del sistema sociale.

Lo sport per disabili rappresenta una via d’uscita dalla gabbia dell’handicap, non certo per neutralizzare una lesione neurologica, spesso senza rimedio, ma perché porta l’individuo a esplorare altre potenzialità, a svilupparle e a servirsene per sopperire alle funzioni perdute.

Occorrono un contesto adatto, un ambiente favorevole, dove gli stimoli siano adeguati alla condizione fisica della singola persona disabile. In questo modo si possono proporre nuovi interessi, creando i presupposti per un’adeguata motivazione alla collaborazione dell’individuo, utile a ricostruire attivamente la sua vita.

Nel caso dell’equitazione l’impegno agonistico è il momento finale di un allenamento già di per sé ricco di stimoli che permette la verifica, la gratificazione, la presa di coscienza positiva e divertente.

Il partner particolarissimo di questo sport, il cavallo, esercita un fascino indubbio per la sua capacità di dare risposte emozionali oltre che motorie e cognitive.

Quattro sono le grandi aree di intervento in terapia con impiego del cavallo:

  1. Ippoterapia: in caso di patologie gravi o medio-gravi quali ritardo dello sviluppo o insufficienze mentali
  2. Rieducazione equestre: in caso di patologie più lievi. Punto di arrivo è la capacità di guidare il cavallo.
  3. Pre sport: intervento riabilitativo con attenzione alla tecnica
  4. Sport: inserimento del soggetto in un contesto di persone normodotate che praticano la stessa disciplina

Queste aree non sono interconnesse e sequenziali, solo a volte si verificano passaggi dall’una all’altra.

A livello individuale i vantaggi dell’agonismo in ambito equestre sono numerosi. Alcuni sono comuni ad altre discipline: orientamento delle attitudini personali, aumento dell’autostima, confronto con persone normodotate, incentivazione della motivazione, accettazione delle frustrazioni, gestione dell’ansia pre-gara (trasferta/pubblico), rispetto delle regole, apprendimento di rituali, goal setting a medio e lungo termine…

Altri vantaggi sono specifici della disciplina equestre: investimento emotivo sul proprio cavallo compagno di performance, acquisizione di un ritmo esterno e interno che deve essere il più possibile in sintonia con quello dell’animale, attenzione e cura non solo per se stessi ma anche per il proprio compagno di gara.

Rispetto alle ripercussioni sul contesto familiare e sulla rete sociale, la terapia per mezzo del cavallo nella sua area “sport” consente;

  • Una rivalutazione del figlio disabile che viene visto anche sotto il profilo di abilità e competenze specifiche nello sport.
  • L’inserimento in un ambiente sociale di “normodotati” con caratteristiche, risorse e limiti diversi dai contesti abitualmente frequentati.
  • Una ulteriore possibilità di progettualità che nasce anche sulla base di abilità nuove che vengono costantemente rinforzate

Nel contempo alle famiglie è richiesta una partecipazione attiva al progetto e una condivisione con l’équipe tecnico-riabilitativa.

(qui l’intervento precedente di Massimo Villa)

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