Conte, Mazzone e Mazzoleni

Caro direttore,

Antonio Conte ha ragione: lo sport, tutto lo sport, da quello delle freccette ai 100 metri olimpici, vive sull’entusiasmo e sulla voglia di vincere, e quando uno prevale è giusto che esulti. E se ha intorno gente che tifa per lui fa bene a godere in compagnia perché, come si diceva una volta, chi non esulta in compagnia o è un ladro o è una spia.

Però, c’è un però. Sì, perché se esultare è giusto, avere rispetto degli avversari sconfitti è un dovere. Invece l’hai visto Conte a Bologna? La sua esultanza al novantesimo è stata oserei dire imbarazzante, roba da far impallidire Carletto Mazzone, famoso per una sua corsa indemoniata verso una curva dopo una vittoria insperata.

Pure Josè Mourinho quando compie un’impresa fa fatica a trattenersi, ma Conte a Bologna li ha battuti tutti con un’esultanza “agghiaggiante”. Sembrava punto da un calabrone, saltava, scagliava pugni per aria, urlava come un invasato. Come se avesse vinto la Champions League. Di più: l’Intercontinentale. Di più: il torneo interspaziale giocato da Terra, Luna, Saturno e altri cinque o sei pianeti.

Insomma, Conte non dava l’impressione di essere soltanto felice per aver vinto, ma con quella sceneggiata a bordo campo voleva addirittura stravincere. “Guarda che non si fa così, non sta bene. Ci vuole rispetto” gli ha detto Stefano Pioli, l’allenatore sconfitto. “Perché? Cosa c’è, cosa c’è?” gli ha risposto Conte in una perfetta imitazione di Crozza/Formigomi.

C’è quello che abbiamo appena detto, caro Conte, l’invito a una maggiore equilibrio, a un senso della misura.

Per giustificarsi Conte ha detto che ovunque vada la Juventus viene accolta con pietre, sputi e insulti. Io non ci credo, ma se anche fosse vero Conte dovrebbe sapere, da uomo di sport qual è sempre stato, che è il destino riservato ai più forti. I tifosi mica possono lanciare sputi e sassi al Pescara. Li riservano alla Juventus così come una volta li mettevano via per scagliarli sull’Inter o sul Milan ai tempi di Herrera e di Sacchi.

Se vuole diventare come Helenio e Arrigo ed entrare nella storia del calcio non soltanto juventino, dove ha già un posto, ma in quello nazionale e mondiale, il troppo esuberante Conte deve darsi una regolata. Continuare a credere di avere tutti contro, dagli arbitri, ai giudici federali, ai tifosi delle altre squadre è un esercizio che alla lunga può risultare controproducente. Come quello di dire che quasi quasi vorrebbe lasciare l’Italia per andare ad allenare all’estero. Non lo dica troppe volte perché c’è il rischio che venga preso sul serio e lo voglio vedere esultare così in Inghilterra o in Germania.

A proposito di essere presi o meno sul serio, concludo il commento a questa giornata di campionato segnalando quello che è successo a Pescara, se è successo veramente. Leggo che il presidente della società, Sebastiani, ha presentato un esposto alla procura della Federazione Calcio contro l’arbitro Mazzoleni che ha diretto la partita persa in casa contro il Chievo. Secondo l’esposto, Mazzoleni, alla domanda “perché non ci ha dato quel rigore?” avrebbe risposto “Per avere un rigore a favore bisogna parlare bene in settimana”.

Io non so, non c’ero, se c’ero dormivo, ma se fosse vero altro che Procura della FIGC, sarebbe roba da Procura della Repubblica con tanto di galera per comportamento mafioso.

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