Tanti saluti al calcio

Molte analogie nei gesti del greco Katidis e del rumeno Radu ma ben diverse le conseguenze: in Grecia la crisi economica non incide sulle coscienze, in Italia l’anno scorso si è finto di nulla, al solito

Giorgos Katidis, il ventenne centrocampista dell’AEK Atene protagonista del saluto nazista con cui ha festeggiato sabato scorso davanti al suo pubblico il gol decisivo segnato contro il Veria, ha pagato caro il suo gesto: la federcalcio greca con decisione unanime ha deciso di escluderlo a vita da tutte le nazionali elleniche (quelle giovanili e la maggiore). Katidis sin qui aveva indossato la fascia di capitano della Under 17 e della Under 19 greca.

Il provvedimento è giunto a destinazione nonostante le lacrime versate da Katidis nello spogliatoio quando si è accorto dell’enormità del suo gesto. I primi a rimproveraglielo sono stati i compagni di squadra, poi i dirigenti dell’AEK.

A seguire sono venute le reazioni dei politici e dei tifosi, infuriati contro di lui. Katidis si è scusato, ha cercato di difendersi ammettendo la propria ignoranza, ha detto di aver malamente interpretato un gesto di gioia, e qui si è definitivamente perso, dimenticando che i simpatizzanti di Alba Dorata, il partito nazista presente nel Parlamento greco, non hanno il gradimento di gran parte dei greci.

Katidis è stato una scoperta di Héctor Cuper che nel 2010 lo ha promosso, appena diciassette, alla prima squadra dell’Aris Salonicco. Nell’agosto 2012 ha firmato un quadriennale con l’AEK di Atene rilevando la maglia n. 8 indossata dall’idolo locale Toni Savevski.

Veniamo a noi, visto che nel luglio scorso il calciatore rumeno Radu, in forza alla Lazio, si era manifestato con un saluto molto simile a quello di Katidis (in verità più italiano, più fascista) ma la Procura della Federcalcio, presieduta da Sergio Artico, aveva deciso di soprassedere, di non deferire il giocatore.

Vi riproponiamo la motivazione del caso, davvero esilarante. “È indubbio che detto fotogramma immortali l’attimo di un gesto ma, decontestualizzandolo dagli eventi nei quali è maturato, non ne coglie l’essenza, così da non lasciare incompreso se lo stesso abbia avuto natura statica o dinamica, nel caso facesse parte di un movimento più ampio e articolato. Ecco pertanto che, non essendo stato fornita la prova dell’addebito, il deferimento non può essere accolto”.

In analogia ai precetti di Artico, anche noi abbiano “decontestualizzato” i due eventi, arrivando a una semplice conclusione. Saranno in crisi, messi peggio di noi, ma almeno la dignità nello sport loro la salvano.

di SportivamenteMag

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