Il rugby azzurro vince un tabù

Verdi quasi mai in partita, vittime di infortuni, assenze e poca vena degli uomini chiave. Terza linea da applausi, Zanni man of the match

Dopo tanta attesa, eguagliamo lo straordinario risultato del 2007, quando le due vittorie con Scozia e Galles hanno guarito la sindrome da sport minore, proiettandoci in una dimensione diversa, in termini di budget e interesse complessivo. Approfittiamone.

Dopo tanto tempo, l’equilibrio tra reparti è finalmente ristabilito: la mischia ha giocato benissimo e i tre quarti hanno fatto altrettanto. In passato c’è stata anche qualche scaramuccia, come se la squadra fosse spaccata in due, tanta era la disparità tra backs e forwards, in termini di qualità.  Pace è fatta.

Dopo tanti anni anni (oltre 15) torniamo a vincere con l’Irlanda, mai battuta in tempo di Sei Nazioni, né nelle amichevoli premondiali, né nel dentro-fuori di Dunedin. Fa ben sperare in vista del Mondiale inglese, quando ce li troveremo di nuovo in girone (insieme alla Francia, tra le altre cose).

Dopo 103 caps lascia il rugby azzurro Andrea Lo Cicero, uno dei più forti piloni italiani di sempre. Giocatore simbolo dell’epoca Sei Nazioni, oggi ha scaldato il pubblico con un ottimo spunto: 20 metri di scatto liberandosi di due avversari. A 37 anni.

Dopo tutto è stata una partita all’italiana:

- La gestione del match è ancora deficitaria, pensate al tentativo di Garcia (mai visto impegnato in piazzola) da metà campo, a 15 minuti dalla fine: con un’Irlanda alle corde è meglio mettere pressione nei 22, in touche facevamo sfracelli.

- La disciplina non è al livello delle squadre con cui ci confrontiamo: i dieci minuti con Parisse fuori ci sono costati 9 punti. Noi, in 15 contro 14 per due volte, abbiamo segnato 6 punti, di cui tre a tempo scaduto.

- Il sostegno al portatore del pallone è insufficiente, tante volte ce la prendiamo con l’arbitro ma se consentiamo al difensore di mettere le mani in ruck per primo, facilmente si concretizza un tenuto.

- La seconda linea di attacco è tuttora acerba: talvolta isola, più che creare il sovrannumero.

- Privilegiamo una velocità di gioco troppo bassa. Se abbiamo la forza di mantenerla, riusciamo ad approfittarne. Ma appena l’avversario alza il ritmo andiamo in difficoltà: bisogna ragionarci un po’…


Dopo questa partita perché criticare? La continuità necessaria per sostenere il livello di gioco attuale passa da questi dettagli. Finché saremo coscienti dell’esistenza di molte differenze tra noi e gli avversari, rischieremo sempre di perdere quando c’è da vincere e vincere quando c’è da perdere. Brunel infatti parla di «livello interessante di gioco», riferendosi a parte del match con l’Inghilterra, alla partita con la Francia e oggi. Che, parafrasato suona come “Non è più tempo di prenderne il meno possibile, piuttosto capire quanti farne in più degli altri”.

ITALIA – IRLANDA 22-15

Italia: 15 Andrea Masi (66′ Tommaso Benvenuti), 14 Giovambattista Venditti, 13 Gonzalo Canale, 12 Gonzalo Garcia, 11 Luke McLean, 10 Luciano Orquera, 9 Edoardo Gori (76′ Tobias Botes), 8 Sergio Parisse, 7 Simone Favaro (58′ Paul Derbyshire), 6 Alessandro Zanni, 5 Joshua Furno (58′ Francesco Minto), 4 Quintin Geldenhuys (64′ Antonio Pavanello), 3 Lorenzo Cittadini (76′ Alberto de Marchi), 2 Leonardo Ghiraldini (76′ Davide Giazzon), 1 Andrea Lo Cicero (64′ Michele Rizzo).

Irlanda: 15 Rob Kearney, 14 Craig Gilroy, 13 Brian O’Driscoll, 12 Luke Marshall (28′ Ian Madigan), 11 Keith Earls (25′ Luke Fitzgerald, 36′ Iain Henderson), 10 Paddy Jackson, 9 Conor Murray, 8 Jamie Heaslip, 7 Sean O’Brien, 6 Peter O’Mahony, 5 Donnacha Ryan, 4 Mike McCarthy, 3 Mike Ross (67′ Stephen Archer), 2 Rory Best (70′ Sean Cronin), 1 Cian Healy (70′ David Kilcoyne).

Arbitro: Wayne Barnes (Rfu)

Marcatori: 5′ cp. Jackson, 14′ cp. Orquera, 21′ cp. Orquera, 36′ cp. Garcia, 40′ cp. Jackson, 49′ m. Venditti tr. Orquera, 54′ cp. Jackson, 58′ cp. Jackson, 64′ cp. Jackson, 70′ cp. Orquera, 80′ cp. Orquera

Gialli: 30′ O’Driscoll, 52′ Parisse, 69′ Ryan, 79′ Murray

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