Un papà che non si arrende

Iram Leon, statunitense, 32 anni è il vincitore della Gusher Marathon di Beaumont Texas a dispetto di un tumore al cervello che minaccia la sua vita. E lo ha fatto spingendo il passeggino che ospitava la figlia di sei anni, Kiana, da lui dichiarata vincitrice

Iram Leon, 32 anni, è un curioso vincitore di una maratona, quella di Beaumont Texas, che si declassa autonomamente al secondo posto in quanto per tutti i 42 km e 195 metri del percorso ha spinto un passeggino sul quale era comodamente accomodata la sua bimba di 6 anni. E il traguardo, a tutti gli effetti, lo ha tagliato per prima la figlia, che si chiama Kiana.

In tandem, si fa per dire, hanno corso le 26 miglia in 3 ore, 7 minuti e 35 secondi.

La straordinarietà dell’evento non si lega al risultato, ma alla realtà di Iram che ha corso la gara sebbene sia malato di cancro. Ha un tumore al cervello diagnosticato quando aveva 30 anni e i medici non gli hanno dato grandi speranze, se non una manciata di anni da vivere.

Iram ha così pensato di poter sfruttare al meglio questi suoi ultimi anni in compagnia della figlia – che trascorre buona parte dell’anno con la mamma, i genitori sono separati –  aggiungendo ai ricordi del quotidiano che lei conserverà, anche qualcosa di unico e speciale come correre una maratona insieme e di averla persino vinta, sospinta dalla volontà di papà.

Iram, pur con mille problemi – a volte ha gravi vuoti di memoria e non riesce ad articolare la parola, non può guidare l’automobile, lavorare e nemmeno giocare a calcio, che pure amava – ha deciso che correre gli fa bene perché è semplice: “basta mettere un piede avanti all’altro”.

Così ha potuto cimentarsi nella sua prima mezza maratona lo scorso ottobre, e nell’occasione ha convinto sua madre sessantenne a seguirlo con Kiana nel passeggino. L’esperimento si è ripetuto in una mezza dozzina di prove sui 21 km sino all’esperienza appagante di sabato scorso, quando lo sforzo più arduo, come ha sottolineato dopo la prova, è stato convincere gli organizzatori a consentigli di gareggiare con la figlia.

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