Rugby, Lo Cicero all’ultimo cap

Domani con la Francia il Barone, titolare in prima linea insieme a Cittadini e Ghiraldini, chiude la sua carriera in azzurro. Tra i verdi anche O'Driscoll in procinto di lasciare la nazionale, così pare

Ha l’aria della notizia datata l’addio alla maglia azzurra di Andrea Lo Cicero – tramite un video sul sito ufficiale andrealocicero.com – dato che se ne parla da mesi, se non da anni: è un tormentone che ben si sposa con il suo carattere, non sempre facile. Tutt’altro che burbero, Lo Cicero si è sempre distinto per il savoir faire, gentile e a modo, ma con un carattere non sempre facile. Molto orgoglioso – e un po’ permaloso – si è spesso trovato in polemica con stampa e allenatori. Sempre per incomprensioni o eccesso di sincerità. Niente di più.

Carriera lunga la sua: classe 1976, catanese, ha esordito nella squadra della sua città a 19 anni, in un rugby molto diverso da quello attuale. Negli anni ha avuto il merito di capirlo e comportarsi di conseguenza, modellando il suo fisico – e anche l’immagine pubblica – a seconda dei gusti di un pubblico sempre più ampio. Dall’aria sovrappeso e con la fascia sulla testa nei primi anni di carriera, più asciutto e capellone (meshato) nell’ultimo periodo.

È entrato nel cuore dei tifosi immediatamente, è sceso in campo tre volte con i Barbarians, ha scelto con istinto e umiltà dove giocare. Esordio ai piedi dell’Etna, poi grandi piazze come Bologna, Rovigo, la Roma dello scudetto e poi, al momento giusto, l’avventura oltralpe, a Tolosa.

L’esperienza transalpina non è delle migliori, così decide di ripartire ancora da Roma, sponda Lazio, e accasarsi poi a L’Aquila per tre stagioni. Nel 2007, dopo il Mondiale, la scommessa Pro2 con il Racing Metro di Pierre Berbizier. Alcuni sono scettici, il nuovo ct Mallett non lo tiene più in considerazione, ma lui è testardo e a furia di elogi e riconoscimenti (è spesso il pilone sinistro nel XV ideale del campionato), convince pure il sudafricano che è ancora utile alla causa azzurra.

Si arriva così alla quarta esperienza mondiale in Nuova Zelanda e, a seguire, due Sei Nazioni con il francese Brunel, ct che gli consente di raggiungere quota 102 cap – domani saranno 103 – e diventare il più azzurro di sempre. A fine stagione dovrebbe appendere definitivamente le scarpe al chiodo ma lui stesso non esclude un biennio da Joker medicale a gettone. Mentre altri, forse meglio informati, scommettono su un approdo alle Zebre…

Anche in casa Irlanda – che ha perso per infortunio il suo faro all’apertura, Johnny Sexton, rimpiazzato domani dall’acerbo Puddy Jackson – si vocifera di un addio alla nazionale e riguarda sua maestà Brian O’Driscoll, considerato il più forte giocatore della storia dei verdi. Diventato da poco papà, Bod non ha mai nascosto di essere vicino al ritiro e, con il Tour dei Lions alle porte, non ci saranno altre partite ufficiali dell’Irlanda fino all’autunno. Ma è poco probabile un addio fuori porta, per di più in un Sei Nazioni deludente per l’Irlanda.

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