Una pagina nera per l’intero calcio

La decisione di perseguitare le giocatrici lesbiche estromettendole dalla nazionale nigeriana impressiona quanto il silenzio della Fifa che non ha preso alcun provvedimento a tutela delle atlete

La notizia non ha fatto il giro del mondo, ma una settimana è stata utile per capire che il tema delle discriminazioni, oltre a non interessare là dove beatamente si producono, importa ben poco anche ai soloni del calcio internazionale, leggi Fifa, che dicono di vigilare ma si guardano bene dal reagire. Fingono di nulla, al solito.

Fuori le lesbiche dal calcio: così ha tuonato martedì scorso Dilichukwu Onyedinma, presidentessa della Lega calcio femminile nigeriana e componente del Comitato Esecutivo della Federcalcio nazionale.

La caccia alle “attitudini e agli atteggiamenti lesbici” è partita ufficialmente a Lagos. Nell’ex-capitale della Nigeria è stata dichiarata guerra senza quartiere alle calciatrici lesbiche. La prima decisione riguarda l’estromissione dalla nazionale, ma la persecuzione si estende anche alle competizioni interne: con la collaborazione delle società il calcio femminile nigeriano sarà “presto ripulito da questa piaga”.

La comunità lesbo e transgender in Nigeria gode da sempre di molte attenzioni da parte del potere, che non manca di colpirla con continue angherie e discriminazioni. Non va dimenticato che in alcune zone del Paese (a maggioranza musulmana) l’omosessualità è punita con la morte per lapidazione mentre negli stati cristiani del Sud si rischiano sino a 14 anni di carcere, per lo stesso reato. Solo il 2% del nigeriani, stando a un rapporto dell’Associazione per i Diritti sessuali, si dichiara tollerante.

Un paio d’anni fa il direttore tecnico della nazionale James Peters dichiarò di aver escluso alcune giocatrici, non per loro scarsa capacità, ma in quanto lesbiche. La stessa allenatrice della nazionale femminile nigeriana, Eucharia Uche, ha ammesso di aver già provveduto a ripulire lo spogliatoio. “Pensino i club a fare pulizia”, ha dichiarato, salvo poi smentire la dichiarazione qualche giorno più tardi.

Dalla Federcalcio internazionale, nessuno ha sin qui fiatato. Per molto meno sono previste sanzioni pesanti. Basterebbe una diffida e l’ingiunzione al ritiro immediato del provvedimento discriminatorio.

Anche la Casa madre, del resto, il Comitato olimpico internazionale, non ha mai deciso sanzioni a carico di chi lede i diritti umani o discrimina. Ad evitare le conflittualità – loro dicono che portano a poco, se non a nulla – meglio mettere la testa sotto la sabbia.

di SportivamenteMag

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