Motocross, le piste e i mezzi

Descrivere una pista di Cross è un’operazione apparentemente semplice: amene località di campagna, terreno sconnesso fangoso o sabbioso, salti e cunette sparsi ovunque.

Nonostante le moltissime similitudini apparenti ogni pista ha le sue peculiarità, determinate in buona parte dalla morfologia del luogo, visto che spesso gli organizzatori creano la pista sfruttando sia i naturali dislivelli del terreno che le caratteristiche di ogni singola superficie.

Per questo il pilota che punta al titolo deve essere il più eclettico possibile, digerendo allo stesso modo ad esempio sia i fondi sabbiosi che quelli prevalentemente compatti.

La presenza di abbondanti percentuali di sabbia rende infatti la guida molto pesante e dispendiosa, a meno che il pilota sappia letteralmente far galleggiare la moto sul terreno senza farla mai sprofondare.

A sparigliare le carte, in tutti gli sport a motore al di fuori delle piste asfaltate, come sempre interviene il fattore meteo, che può trasformare il terreno di gara in vere e proprie sabbie mobili.

Lo spettacolo di salti e derapate si trasforma in questo modo in una lotta per la sopravvivenza, non è raro vedere top rider spingere e tirare la moto caduta e impantanata per cercare di recuperarla e tentare di ripartire, spesso senza nemmeno la maschera che protegge gli occhi, inservibile per il troppo fango accumulato.

Rientra da quest’anno tra le piste del mondiale la storica pista italiana di Maggiora(NO), dopo ben 15 anni di pausa.

Della configurazione del tracciato attuale abbiamo solo il parere di chi lo ha testato ed approvato, il fuoriclasse Cairoli, ma l’attesa dei tifosi che hanno assistito a epiche  battaglie è già altissima.

Patria storica del motocross è sicuramente il Belgio, vera scuola di grandissimi campioni e sede di uno dei circuiti più famosi del mondiale e degli Internazionali di Motocross: Lommel. Pista tra le più selettive è caratterizzata da sabbia molto profonda, e da un livello tecnico così elevato da evidenziare al massimo il gap tra piloti di media classifica e top rider.

Altra pista ormai presente da diversi anni nel calendario del mondiale è Uddevalla, in Svezia, tracciato molto veloce e tecnico con fondo duro. Qui le differenze tecniche tra i piloti si appiattiscono, ma è la presenza di pubblico a fare la differenza. La presenza di una collina naturale a ridosso della pista è una gradinata naturale per vedere quasi per intero la pista in un unico colpo d’occhio.

Non mancano in calendario trasferte extra Europa, con nazioni emergenti che aspirano a ospitare grandi eventi, a volte con buon esito, come il Brasile, a volte con evidenti lacune organizzative, il Messico.

Nel Cross più che in altri sport motoristici la presenza del pubblico, la sua partecipazione e il suo coinvolgimento sono determinanti. Non c’è il rigore che caratterizza il Motomondiale, ad esempio, con box blindati e scarso contatto col pubblico, non ci sono tribune patinate, piloti e appassionati dividono lo stesso destino a pochi centimetri e non importa che il meteo sia avverso, per assistere ad uno spettacolo del mondiale ci si infanga sempre volentieri!

I mezzi

Con la scomparsa del motore a due tempi e con cilindrate fisse per ogni categoria non c’è molto da inventare, i mezzi che si contendono il titolo hanno impostazioni molto simili, con schemi del motore e delle sospensioni non molto differenti tra una marca e l’altra.

Con un peso di poco superiore ai cento chili ed una potenza intorno ai sessanta cavalli per la classe Mx1 di 450 di cilindrata e di 40 cavalli per la Mx2 di 250 di cilindrata, le differenze sono sottili e si incentrano sulla capacità di scaricare a terra tutta la potenza alla ricerca della migliore trazione.

Anche i telai, con poche eccezioni, si assomigliano molto, con largo uso di leggero alluminio che disegna due travi ad abbracciare il motore di un solo cilindro.

Unica casa europea a spezzare l’egemonia delle moto giapponesi che hanno dominato in lungo ed in largo i campionati degli ultimi vent’anni è l’austriaca KTM che ha osato una sfida apparentemente impossibile nella classe regina: correre con una moto di cilindrata inferiore a vantaggio sia della maneggevolezza che della facilità di guida: tre mondiali di fila con Cairoli dimostrano che la scommessa è stata vinta a mani basse.

Ricordiamo infine come le moto che si sfidano in pista non sono così lontane dalle moto regolarmente in commercio, fatto salvo ovviamente sostanziose e costose preparazioni, ma tutto sommato più vicine al mondo degli appassionati di quanto lo siano le moto che si sfidano in MotoGp.

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