Malagò, 100 giorni in punta di piedi

Il neopresidente del Coni mai avrebbe immaginato lo stallo della politica che gli permetterà solo piccoli e incerti passi. Nel frattempo avrà cura di occuparsi degli irriducibili del Foro Italico, nostalgici dei 14 anni di diarchia Petrucci-Pagnozzi, non a caso P2

Le diversità morfologiche tra Napoleone Bonaparte e Giovanni Malagò balzano subito all’occhio. E non meno contrastanti saranno i primi 100 giorni del mandato del nuovo presidente del CONI rispetto agli ultimi 100, dalla fuga dall’isola d’Elba fino alla sconfitta definitiva di Waterloo, del condottiero corso. Napoleone voleva trasformare il mondo, Malagò cercherà di capire se, ed eventualmente cosa, potrà cambiare al Foro Italico.

All’imprenditore romano che in campagna elettorale ha sventolato timidamente, con sano pudore, la bandiera del nuovo, gli eventi non sembrano sorridere. I risultati elettorali del 24/25 febbraio non consegneranno al paese un governo stabile. Ne conseguirà che qualunque ipotesi di collaborazione con l’interlocutore politico dovrà essere basata su piccoli passi navigando a vista.

A Malagò va dato atto di avere confutato in modo chiaro fin dall’inizio il dogma dell’autonomia dello sport dalla politica tanto caro alla P2, Pagnozzi – Petrucci. In Italia ben poche cose sono autonome dalla politica. Detto ciò, il presidente più alto della storia del CONI dovrà cimentarsi in un lunghissimo slalom speciale per dribblare la maggioranza dei problemi cominciando ad affrontare quelli meno spinosi.

Questo perché il consenso numerico che lo ha portato al vertice dello sport italiano non trova riscontro in un Palazzo plasmato da 14 anni di P2 e quindi intrinsecamente legato a questa. Come nel gioco del Mikado, Malagò dovrà identificare i pezzi esterni più facilmente rimovibili prima di attaccare il cuore del problema.

In questa ottica, non si può che plaudire il tour che Malagò ha intrapreso attraverso l’Italia dello sport per comprendere i problemi sul territorio, quel territorio che la P2 aveva sacrificato sull’altare di un risparmio demagogico e che, probabilmente, ha duramente punito la candidatura di Pagnozzi nel segreto dell’urna il 19 febbraio scorso.

Tanto l’allora Presidente del Circolo Canottieri Aniene era stato spavaldo in campagna elettorale, tanto oggi si muove con il freno tirato cercando di capire dove, cosa, quando e, soprattutto, se potrà intervenire. Di solito i neo eletti cercano di apparire il più possibile per farsi identificare nella nuova carica.

Giovanni Malagò, invece, sta camminando in punta di piedi, esercizio non semplice per un corazziere come lui: tutto sommato l’unica soluzione attuabile in una Italia in cui l’incertezza la fa da sovrana in campi ben più importanti dello sport.

di Oronzo Migliavacca

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